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La condizione della donna in Guatemala

Il Guatemala è un Paese con una forte tradizione patriarcale dove, la disuguaglianza di genere è forte e alimentata anche dalle precarie condizioni economiche nelle quali vive la maggioranza della popolazione.

 

Dati alla mano, basta controllare i numeri relativi all’HDI (Human Developement Index) per farsi un’idea più chiara della situazione.

L’Indice di Sviluppo Umano è un indicatore di sviluppo macroeconomico che l’Onu utilizza accanto al Pil per valutare la qualità di vita nei vari Paesi analizzati.

 

L’HDI del Guatemala nel 2013 era 0.628, valore che lo posizionava al 125esimo posto su 187.

Al suo interno però questo dato nasconde delle disuguaglianze nella distribuzione dei fattori di sviluppo, legate soprattutto a questioni economiche o socio-culturali.

L’Inequality-adjusted HDI misura proprio questa forbice.

Nel caso del Guatemala, è il Gender Inequality Index (GII) a dare i dati più allarmanti. Con esso si misurano infatti una serie di fattori legati al genere, mettendo in relazione i fattori della salute riproduttiva (età e numero di gravidanze delle donne e condizioni di salute delle partorienti) con gli anni di scolarizzazione, la rappresentanza parlamentare di genere (empowerment) e la partecipazione al mondo economico e del lavoro.

 

In Guatemala il GII è 0,523 che lo porta al 112esimo posto su 149 nazioni censite.

Tradotto in vite umane significa che ci sono 120 madri morte ogni 100mila parti, che le gravidanze in età adolescenziale (tra i 15 e i 19 anni) sono 97,2 su 1000 parti, che la formazione scolastica secondaria per le donne è merce assai rara e che il mondo del lavoro è precluso alla maggior parte di loro, tanto che ben l’88,2% degli uomini lavora, mentre solo il 49,1% delle donne lo fa.

Per fare un confronto con Paesi “vicini”, in Honduras e Nicaragua il GII è 99 e 90.

 

Il numero di figli per donna in Guatemala è di 3,82 ovvero uno dei valori più alti di tutta l’America Centrale; l’età legale per il matrimonio è 18 anni ma, con il consenso parentale, si abbassa a 14 per le donne e 16 per gli uomini e ulteriori eccezioni possono essere effettuati anche se la ragazza è incinta.

Le donne sono la fascia più povera e meno tutelata della popolazione. L’impossibilità di conseguire una valida formazione scolastica non soltanto compromette la libertà di queste donne e il loro diritto alla conoscenza, ma soprattutto le relega in disparte in ogni contesto della vita sociale, dal settore lavorativo a quello politico, dai servizi sociali all’assistenza sanitaria.

 

In alcuni territori, come la regione del Petén, tra i fulcri dell’antichissima cultura Maya, la situazione è particolarmente grave. Si tratta di uno dei cinque dipartimenti più violenti del Paese dove, soprattutto, si registra un’altissima incidenza di violenza sulle donne.

Sono in particolare le giovani indigene Maya ad essere esposte a queste violenze. Sono infatti le più marginalizzate, in quanto provenienti da un contesto prevalentemente rurale e povero e anche discriminate per la loro etnia.

Culturalmente sono spinte a sposarsi molto presto e ad avere subito molti bambini; hanno un accesso molto limitato all’istruzione e quasi nessuna formazione sul tema della salute sessuale e della contraccezione.

La lunga guerra civile della seconda metà del secolo scorso porta ancora con sé strascichi di razzismo e marginalizzazione degli indigeni Maya che si traduce oggi in un rapporto iniquo con il resto della popolazione.

La violenza sessuale sulle donne è ancora molto diffusa e ben il 90% delle donne aggredite sono Maya.

Si tratta di una situazione drammatica che non può più essere ignorata.

Proprio per sostenere le donne nell’affermazione dei loro diritti, dal 2009 Amka è presente in Guatemala con un progetto di empowerment (empoderamiento) delle donne indigene del Petén.

empowerment delle donne in guatemala

Subito si è puntato all’istruzione e alla formazione, elementi centrali nel processo di empowerment, ma anche alla loro indipendenza economico-alimentare. Nel 2010 è stato quindi realizzato un pollaio dato in gestione a un gruppo di donne appartenenti alla comunità di Nuevo Horizonte.
Il pollaio è stato un gran successo perché, anche se pensato come progetto finalizzato a creare una fonte di reddito aggiuntiva, ha contribuito notevolmente a migliorare le capacità gestionali ed economiche delle donne coinvolte, rendendole più coraggiose e consapevoli delle loro capacità.

Dopo questi successi, i volontari di Amka non si sono di certo fermati!
Dal 2011 è stato avviato anche un percorso di empowerment psicologico, politico, di organizzazione e di formazione in collaborazione con Dejando Huellas (Lasciando Impronte), un gruppo formato da sette donne della cooperativa di Nuevo Horizonte, nella comunità indigena del Pato (Petén, municipio la Libertad).
Per contribuire ad uno sviluppo nuovo della comunità, guidato dal principio dell’uguaglianza, Amka e Dejando Huellas hanno impostato un processo di educazione, interscambio e riflessione con laboratori che toccano numerose tematiche, dalla consapevolezza del ruolo che la donna ricopre nella società guatemalteca fino a temi più pratici che spaziano dalla formazione agricola ed economica.

Il prossimo obiettivo è quello di coinvolgere altre tre comunità all’interno di questo processo di coscientizzazione e potenziamento delle capacità delle donne: Santa Elena, Santo Domingo e Tezulutlan (Rio Salinas, Sayaxche, Petén).
La lotta alla povertà passa anche e soprattutto attraverso strategie orientate all’uguaglianza di genere.

L’empowerment implica un cambiamento, tanto in queste comunità quanto in noi che le osserviamo da fuori e che troppo spesso ci fermiamo alle apparenze, senza capire davvero la loro realtà e le loro necessità concrete.

Apriamo tutti gli occhi: lottiamo per l’empowerment femminile, aiutiamo il cambiamento!

 

Arianna Acciarino

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