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"Yo creo que va a explotar!"

“Yo creo que va a explotar!” dice la Chala, e forse non ha tutti i torti. Fuori fa molto caldo, la reazione chimica fatta dalla macchina libera calore e la soluzione è arrivata a una temperatura di 75 °C. Dopo aver valutato le varie proposte, tra cui quella di mescolare la soluzione e di soffiare come si fa con il brodo caldo o quella di costruire un frigorifero all’interno del serbatoio, alla fine abbiamo scelto quella che probabilmente la soluzione meno “ingegneristica” ma sicuramente la più efficace, più semplice e meno costosa: ispirati dalla “tecnica cocktail”, ogni ora all’interno del serbatoio viene messa una bottiglia ghiacciata da 3 litri. In questo modo la temperatura si mantiene al di sotto dei 35 C, temperatura limite per il corretto funzionamento dell’impianto.
Così, risolto il problema del surriscaldamento ci siamo potuti dedicare interamente al periodo di test svolto in collaborazione con l’università San Carlos di San Elena. Qui abbiamo conosciuto il gentilissimo e cattolicissimo Rudy, studente di ingegneria “agropecuaria” e addetto del laboratorio di chimica, dove abbiamo raccolto tutti i dati necessari sulla concentrazione del cloro e una discreta quantità di benedizioni. Forse è anche grazie a queste che abbiamo ottenuto ottimi risultati.
Accertata la qualità del cloro prodotto, la Tienda ha iniziato a venderlo (alla spina, per diminuire ulteriormente l’impatto ambientale) alle famiglie della comunità al prezzo di 1 Quetzal per litro, contro gli 1,50 Quetzales del cloro commerciale.
E arriviamo così quasi alla fine, ultima settimana di lavoro e, tra tempistica chappina e inconvenienti vari, ci rimangono più cose del previsto da fare; le principali sono due: un laboratorio nella scuola per spiegare ai ragazzi il progetto e un’attività per incrementare la vendita del cloro.
La prima si svolge in un torrido primo pomeriggio, sottraendo ai ragazzi della scuola la libertà di un’ora di buco e con ancora i ricordi del liceo troppo freschi per non sentirsi un po’ in colpa. Tutti seduti in cerchio, senza professori presenti, spieghiamo il funzionamento della macchina e come il progetto andrà a sostenere la loro scuola; abbiamo anche il tempo di fare qualche battuta e strappiamo un abbastanza con vinto applauso finale.
Per quanto riguarda la seconda invece il discorso è un pochetto più articolato. Vendita iniziata, ma la quantità di cloro effettivamente venduta è sotto le aspettative. Pensiamo che forse non abbiamo raggiunto tutte le famiglie della comunità con l’attività di sensibilizzazione svolta fino ad ora. Decidiamo quindi di stampare un volantino e di comprare 130 bottiglie bianche da un litro da regalare ad ogni famiglia. Dopo un non facile acquisto, che ha coinvolto una società di materiale plastico con sede nella capitale, una banca e un’agenzia di trasporti, ci vediamo recapitare nel paesino più vicino ad un prezzo economico le agognate bottiglie. E così, sacco di bottiglie in spalla stile babbo natale e volantino dal titolo “Puchica que Cloro!” in mano, ci ritroviamo a bussare, o meglio, a strillare ad ogni porta della comunità.
Quando al secondo giorno di giri entri in una casa dove in quel momento capita anche un compagnero da cui sei già passato ed è lui che adesso spiega alla padrona di casa il progetto nei minimi dettagli e probabilmente meglio di quanto riusciresti a fare tu, beh, è una soddisfazione a cui è difficile dare un prezzo.
I tre pomeriggi passati casa per casa sono stati senza dubbio faticosi ma sono volati tra strette di mano, battute e sorrisi che ti danno la carica di dare tutto affinché tutto vada al meglio.
E in un attimo ci ritroviamo agli ultimi giorni, alle ultime raccomandazioni, all’ultima riunione con la giunta, all’ultimo ciclo, agli ultimi saluti, agli ultimi in bocca a lupo.
E salutando una vecchietta, mamma di mezza comunità lei ti dice “Primero adios”, primo, non ultimo, pensi che forse lei ha capito che tu hai lasciato lì un pezzetto di cuore e che tornerai, non per riprendertelo, ma per lasciarne uno un po’ più grande.
Luca&Alessandro

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