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“Viaggiare – prima ti lascia senza parole, poi ti trasforma in un narratore”

Tornata.
Ma la mente continua a tornare all’Africa e gli occhi si riempiono delle immagini di ciò che in un modo o nell’altro ti entra dentro per non andare via.
Potrei raccontare ciò che già si conosce di questo posto: povertà, sofferenza, fame e anche morte. Perché tutto questo c’è… ma c’è molto altro.
E allora posso scrivere di occhi che curiosi si girano per guardare delle “muzungu” entrare nella cattedrale per seguire insieme la messa, tifare insieme allo stadio, o semplicemente camminare per la strada.
Di occhi espressivi, pieni di parole che non hanno bisogno di essere pronunciate perché tanto nella loro lingua non le capiresti. Ma se vuoi puoi trovarle lì, chiare e dirette in quegli occhi scuri.
Posso raccontare di fatica e sacrificio. Di chi percorre km e km sotto il sole cocente su una bicicletta carica di legna o carbone da vendere in città.
Di un uomo stanco, sudato che lungo una strada deserta e dissestata ci chiede aiuto perché la moglie che porta in bicicletta sta per partorire.
Di un bambino formidabile e creativo che con i rifiuti di latta e un paio di forbici riesce a costruire fantastici modellini di sedie, pentole e tavolini.
Di tutti i bambini dei villaggi dalle magliette sporche e bucate, a volte senza scarpe, a volte malati, ma che nonostante tutto hanno sempre a portata di mano un sorriso e la voglia di giocare. E quella stessa voglia di ridere e giocare la fanno venire anche a te!
Vi racconto di sere in una casa senza acqua e senza luce. Ma è casa e con le persone con cui stai ti senti bene e non ti manca niente.
Posso raccontarvi di odori e sapori nuovi. Di incontri tra culture che non sempre sono facili da gestire.
Di questa realtà tanto diversa che a volte il senso delle cose che succedono ti sfugge. Ma è un mondo che ti coinvolge, che ti scalda, ti sbrina e ti toglie quel po’ di ghiaccio che dall’Italia ci portiamo addosso.
Scorro veloce le foto e vedo un uomo che lavora la malachite, bambini in pianti disperati che vengono misurati, pesati e vaccinati, donne che ci consegnano i tessuti che hanno cucito.
E ancora uomini e donne che seguono la sensibilizzazione per l’HIV e si sottopongono al test, bambini che dentro un sacchetto di plastica tengono quaderno e penna e vanno a scuola.
Ripenso alle parole di Eugenia e Desire, alle persone che lavorano per Amka e alle attività che abbiamo organizzato e realizzato.
E so che in questo angolo di mondo Amka, e con lei chi la sostiene, a piccoli passi sta facendo qualcosa di grande..
Ed è stato importante per me sentirmi parte di tutto questo.
Tornata… o magari ancora no!
Serena
* “Viaggiare – prima ti lascia senza parole, poi ti trasforma in un narratore”, cit. Ibn Battuta;

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