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Storie di bambini in Congo: conosciamo la piccola Marie

Cosa significa essere bambini in Congo: la storia della piccola Marie

Elena sta lavorando come volontaria nella Repubblica Democratica del congo. Un giorno ha conosciuto Marie, una piccola alunna della scuola di Kanyaka, questa è la sua storia.

Da un incontro fortuito è nata un’amicizia

Ho conosciuto Marie alla fine del mio primo periodo in Congo. Ero seduta sullo scalino di ingresso della casa degli infermieri, fronte mango, pc sulle ginocchia. Un angolino in cui mi metto quando devo concentrarmi su quelle attività dall’allure occidentale. Sollevo lo sguardo, vedo Marie, mano stretta alla sorellina più piccola. Occhi grandi e scuri. Sguardo che taglia, si appoggia sulle pupille ma ti finisce un po’ ovunque.

Iniziamo a parlare, mi toccano i capelli, faccio loro il solletico. Quando finisco le poche parole di Swahili che ho imparato va sempre così, a mani, sguardi e sorrisi. Marie è una bambina riservata, timida, con un universo che sembra attraversarle la testa. La sorellina, Jolie, è invece tutta energia, fossette buffe e risata furba. Stiamo insieme un poco, poi loro continuano il viaggio di rientro da scuola verso casa e io riparto per l’Italia qualche giorno dopo. Penso spesso a quell’incontro.

Il ritorno nella Repubblica Democratica del Congo mi ha portato di nuovo vicino a Marie 

Qualche giorno fa sono finalmente ritornata in Congo. La prima cosa che ho fatto una volta arrivata nel villaggio di Kanyaka è stata andare, classe per classe, a salutare i ragazzi che frequentano la scuola di Amka. Entro nella seconda elementare ed eccola lì, Marie, in seconda fila, schiacciata nel banchetto insieme alle compagne di classe. Sorrido, la saluto con la mano. Si emoziona, ricambia timidamente il saluto, allarga a sua volta il sorriso.

All’uscita da scuola mi viene a cercare, ci salutiamo con più calma. Mi dice che sta bene, musuri. Qui è un po’ la risposta che devi dare di default. Abari? (come stai?) – Musuri (bene). Abarimusuri è una cantilena a due voci. Ad abari segue sempre musuri, nonostante tutto. E infatti Marie continua a regalarmi sorrisi larghi ma gli occhi nascondono un velo di tristezza. Le chiedo della sorellina, mi risponde che non c’è, si è ammalata ed è andata con il padre in città per essere ricoverata all’ospedale. Non sa altro.

Durante tutta la settimana ci cerchiamo per chiacchierare, giocare o anche solo salutarci, a ricreazione o dopo scuola. A volte è più sorridente, a volte più pensierosa.

Gli esami del secondo quadrimestre hanno riportato il sorriso sul volto della mia amica congolese 

Oggi, però, mi è corsa incontro felice, ma proprio felice tanto. Mi ha messo nella mano un foglietto e mi ha indicato di leggerlo con gli occhi. Su quel piccolo pezzettino di carta c’erano scritti i risultati degli esami del secondo semestre. Superati, tutti. Li aveva superati tutti ed era proprio felice. Su quel pezzetto di carta c’era un momento di spensieratezza e soddisfazione. Quattro per due centimetri di foglio che le avevano fatto smettere di pensare per un secondo alla preoccupazione e l’avevano fatta gioire di quell’unico “impegno” che una bambina dovrebbe avere.

Non solo educazione: la scuola per i bambini in Congo è molto di più

Per Marie, come per tanti altri bambini congolesi, la scuola non è solo un’occasione di formazione e crescita, è uno spazio in cui fuggire le inquietudini che troppo spesso si abbattono su cuoricini ancora piccoli. La mia amica Marie continuerà a preoccuparsi fino a quando la sorellina non tornerà a riempire di vivacità la casa, speriamo presto. Ma potrà anche contare sulla scuola per stimolare quel mare di colori che le frulla nella testa, per riuscire, sbagliare, imparare, immaginare, sognare. Protetta e libera.

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