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Giornata mondiale per la sicurezza alimentare: il mondo ha fame!

A partire dal 2010 quello che possiamo dire con certezza è che i prezzi delle materie prime agricole sono aumentati vertiginosamente , tra luglio e febbraio 2011 il Food Price Index è cresciuto del 38 % questo significa, concedendosi una libertá o forse un ovvietá, che il mondo ha fame!

Puó sembrare un banalizzazione e una mancata ricerca delle cause, racchiudere questa giornata dedicata alla “ sicurezza alimentare”, con una forte e semplice affermazione ma è quello che sta accadendo ed é una delle urgenze che dovrebbe essere nelle piú grandi agende mondiali.

La fame, non è banale né tantomeno ovvia. Questo ce lo dimostrano gli atti scritti pochi giorni fa a Milano dove è stato lanciato il nuovo Indice Globale della Fame e la complessitá delle analisi fatte dalla FAO sulla situazione mondiale.
Quando si parla di sicurezza alimentare ci si riferisce alla possibilitá per ogni persona di garantire al suo corpo cibo e acqua necessari per il fabbisogno legato alla sopravvivenza , costituisce quindi uno dei beni primari per l’uomo.

Non si puó quindi parlare di sicurezza alimentare senza inserirla nel contesto mondiale, nell’analisi economica degli ultimi anni e non si puó perció parlare di fame senza tener conto dei grandi fenomeni degli ultimi tempi: il land grabbing , la nascita dei biocarburanti , i cambiamenti climatici , la crescita demografica, i flussi migratori, la limitatezza delle risorse naturali , la produttivitá e i mercati finanziari. Sono questi e molti altri i fattori che intervengono nel quadro complesso del problema, interazioni e cause, che ora ci inducono a lanciare un forte allarme denunciando il costante aumento della mancanza di cibo.

In realtá da un punto di vista quantitativo nonostante la consapevolezza che le risorse agricole sono limitate, il mondo è in grado di produrre il cibo sufficiente per l´intera popolazione mondiale. Purtroppo peró non è sufficiente, perché piú della metá della popolazione mondiale è denutrita, con una critica e alta, percentuale di malnutriti. Si puó parlare allora di inadeguatezza della distribuzione di cibo ma la vera realtá è data dal fatto che la maggior parte dei Paesi dove si registrano fenomeni di denutrizione sono coloro che il cibo, fino ad ora, lo esportano senza avere la possibilitá di accedere a questo mercato.

Si puó parlare allora di uno sforzo per l’abbassamento del famoso Food Price Index o di un aumento della produttivitá? Forse no, se pensiamo alla mancanza di accesso all’acqua, alle difficoltá di inserimento nel mercato del cibo, all’esproprio delle terre e le conseguenze ambientali della produzione intensiva; dovremmo invece capire che è arrivato il momento di agire in maniera incisiva sulle cause e sui processi di approvvigionamento e produzione del cibo.

In questa giornata rappresentativa non è banale quindi gridare a gran voce che il mondo ha fame, che il grande sforzo di analisi e denuncia non possa prescindere dal ricordare che mentre si disegnano grafici allarmanti da questa parte di mondo ce n´è un´altra parte che lotta incessantemente per riempirsi lo stomaco.
La scarsitá di risorse alimentari e il quadro coplicato che ci viene proposto oggi a livello mondiale non possono essere assenso verso un nuovo colonialismo del cibo bensí la strada per un´alternativa o un processo di cambiamento consapevole.

Elisa Mannarino

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