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Quel che resta del congo

L’esperienza in Congo dei volontari attraversa momenti contrastanti: è fatta di scoperte, di ricchezza interiore, di semplicità, di entusiasmo, ma a volte anche di amarezza, rabbia, delusione, sconcerto per una realtà che ti fa toccare con mano gli enormi Squilibri Nord-Sud ed il peso della storia. Una realtà che ci interroga nel profondo e a volte ci mette in crisi.
Condividiamo un racconto di Elena scritto in uno di questi momenti di consapevolezza estrema, ma la speranza c’è (come si legge nelle parole finali) ed è per questa che bisogna continuare a lottare e ad impegnarsi  quotidianamente…
“Quel che resta del Congo” : un’espressione che potrebbe far pensare ad uno Stato in pieno sviluppo nel quale del vecchio Congo è rimasto ben poco .
Contrariamente a ciò, vivendo in questo Paese da poco più di una settimana, nella città di Lubumbashi, a stretto contatto con la gente che vive nei villaggi, ho umanamente costatato che il Congo c’è ma, purtroppo alla popolazione non resta nulla.
La colonizzazione belga a suo tempo , americani, cinesi ed altri paesi industrializzati ora, hanno lasciato e lasciano tutt’ora l’ impronta negativa in una terra che seppur piena di ricchezze non riesce a far crescere la sua gente a causa del pesante sfruttamento.
Popolazione dignitosa , alla quale non viene concesso nulla;  ed ancor meno, la possibilità di  avere piena consapevolezza dei propri diritti.
Conoscono la morte, la fame, la fatica, la sporcizia.
Malgrado ciò sorridono sempre e ti accolgono affabilmente chiunque si avvicini a loro .
Non sanno e non possono ribellarsi perché non sanno per cosa potrebbero lottare.
Restano a guardare sempre sorridendo chi toglie loro la vita.
Io che ho consapevolezza dei miei diritti, voglio credere che per loro col tempo , in un tempo molto lungo qualcosa cambierà davvero.
 
Courage!

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