skip to Main Content

Partorire oggi – Approfondimento sulla maternità in Congo

Ogni giorno, nel mondo circa 800 donne muoiono per cause prevenibili legate a gravidanza e parto. Il 99% di queste morti avvengono nei Paesi in via di sviluppo.
Sono questi i numeri con i quali le giovani studentesse di Ostetricia dell’università La Sapienza sapevano di dover fare i conti una volta atterrate in Congo.
 
Sono partite in quattro l’estate scorsa e oggi altre due stanno facendo la stessa esperienza all’interno del progetto “Strategia di intervento sanitario materno infantile”, dopo aver frequentato il primo corso di formazione e tutoraggio per le allieve ostetriche con esperienza sul campo.
 
Queste future ostetriche hanno potuto seguire uno stage formativo presso la clinica universitaria di Lubumbashi partecipando attivamente ai vari progetti sanitari che l’associazione porta avanti in quelle zone, soprattutto in ambito materno-infantile.
 
La realtà sanitaria con la quale si sono dovute confrontare è ben diversa da quella italiana.
La Repubblica Democratica del Congo vive infatti una situazione davvero drammatica: il “maternal mortality lifetime risk” (rischio di mortalità materna nel corso della vita) è pari a 1 su 30 per le donne congolesi, mentre per le donne italiane è addirittura di 1 su 20.300.
Numeri così elevati sono determinati da svariati fattori, primo tra tutti il non invidiabile primato sulle gravidanze precoci (225 parti ogni 1000 ragazze di età compresa tra 15 e19 anni) e l’estrema povertà nella quale vive ben il 71,3% della popolazione.
 
In Congo c’è un medico ogni 10.000 persone e il 70% di loro vive e lavora nelle aree urbane. Nei territori a sud  di Lubumbashi 7 persone su 10 non hanno accesso all’acqua potabile.
Sono dati allarmanti, che rendono chiaro quanto difficoltoso sia riuscire a seguire le più elementari norme igieniche e tutelare la salute di madri e bambini.
La salute materna e quella del neonato sono infatti strettamente legate e se la madre muore o non è in salute, i rischi per il bambino si moltiplicano esponenzialmente.
Oltre 2,6 milioni di bambini nascono morti ogni anno e ad essi si sommano oltre 3 milioni di neonati che muoiono nell’arco dello primo anno di vita.
 
Tramite il corso di formazione non soltanto le studentesse italiane hanno scoperto quanto importante sia proteggere e accudire le future madri e i loro neonati per assicurarne la sopravvivenza, ma soprattutto hanno capito quanto forte e dolorosa sia la disparità nei diritti che donne e bambini hanno nel mondo e quando sia importante lavorare per sostenere la crescita dei paesi in via di sviluppo.
 
Le strategie di intervento sanitario materno e infantile che Amka ha messo in atto nei villaggi che assiste includono:
 
– La costruzione di un Centro di Salute
– La formazione infermiere per vaccinazione e prevenzione in ogni villaggio
– La presenza di una ostetrica h24
– La costituzione di un laboratorio di analisi funzionante
– La costruzione e equipaggiamento UNT
– La realizzazione di quattro pozzi per l’acqua potabile
– Campagne mensili di vaccinazione, sensibilizzazione e prevenzione sanitaria
– Campagne specifiche di lotta alla malaria
– Lotta alla trasmissione verticale dell’HIV
 
I volontari di Amka lavorano ogni giorno per un mondo migliore e hanno bisogno del sostegno di tutti, da quello dei governi,  a quello di università e istituzioni ma anche, e soprattutto, quello delle singole persone, che credono nella bontà dei progetti e li supportano come possono.

Arianna Acciarino

Questo articolo ha 0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

×Close search
Cerca