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Paese che vai….cibi che trovi!

A Gaga
Il giorno è arrivato. A un mese dal mio arrivo in Congo oggi mi sono trovato veramente in difficoltà nello scontrarmi con la cultura locale.
E non si è trattato di parlare di poligamia, stregoneria o famiglia, bensì di un tema molto più delicato. La cucina.
Ma andiamo con ordine.
Finita la giornata di lavoro nei villaggi (anche oggi ciclo di vaccinazioni e censimento dei pupetti per trovare casi di malnutrizione) ci rimettiamo in macchina per tornare in città.
Miracolosamente non incontriamo nessun “embouteillage”, nel quale rischi di passare 40 minuti fermo nella stessa posizione, e in un baleno siamo in centro. Uno sguardo all’orologio per controllare l’ora e poi lancio la proposta;  Birretta?? scopro con piacere che in questo italiani e congolesi sono uguali, e la risposta è un coro di italo-francesi DAJE!!
Resta solo da decidere dove e Desi propone un posto con una specialità unica, della quale però, al momento, non è dato sapere altro. Dopo un parcheggio congo-style entriamo nel locale e ci sediamo in dei tavolini all’aperto, circondati da conteiner e avventori esclusivamente locali.
Ordiniamo. Arrivano le prime birre. Tutto bene. Una sprite. Tutto
bene. Un’acqua. Tutto bene.
Poi un vassoio con forchette e tovaglioli.
Inizio a tremare.
Arriva IL piatto. Contiene shime, vermi o meglio ancora bachi.  Neri. Grossi. Rugosi. Insomma proprio quelli di Timon e Pumba.
Serviti con un sughetto di melanzane, pomodoro e cipolla. La faccia delle ragazze parla da sola. Loro quello non lo mangiano. Ma il piatto è li sul tavolo ed è la specialità della casa, siamo venuti apposta. Respiro profondo, forchetta in mano, e via. Da qui in poi il ricordo si fa confuso. Posso solo dire che sono più buoni che belli.
Essendo uno delle cose più brutte che abbia mai visto/mangiato traete voi le giuste conclusioni 😉
Questa volta è andata così, ma prima di oggi qui ho provato tante cose che potrebbero giocarsela con i piatti della nonna. Quindi vado avanti nella mia ricerca culinaria, nella speranza che la prossima volta vada meglio.
Nota bene: un applauso a Camilla che non si è tirata indietro nell’assaggiare e a Irene che nel momento del bisogno ha assestato la forchettata definitiva.
Stefano
Vermi 3

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