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Omba ha iniziato a ballare

Omba ha appena due anni, gli occhi tondi e le guance morbide. Vive nel villaggio di Shinga insieme alla madre, Naigi. Da un primo sguardo sembra sana e paffuta, eppure, non appena viene liberata dal groviglio di stoffe colorate che la tengono accoccolata sulle spalle della madre, diventa evidente che così non è.

Omba soffre di malnutrizione, come tanti, troppi bambini che vivono nei villaggi rurali della provincia di Lubumbashi. Le cause che conducono i bambini alla malnutrizione sono riconducibili in primo luogo allo stato di povertà, alla carenza dei servizi sanitari e di assistenza medica, ai quali si associano anche fattori ambientali e sociali come siccità, alluvioni, migrazioni forzate e conflitti che determinano periodi di forte emergenza. La crisi economica provocata dalla pandemia ha determinato l’aggravarsi di una condizione già difficile per gran parte delle famiglie del sud del Congo e i casi di malnutrizione, a partire dal 2019, sono aumentati in modo esponenziale. Omba è una delle centinaia di bambini che in questo biennio abbiamo accolto nel nostro programma di lotta alla malnutrizione che prevede il monitoraggio sanitario costante, la distribuzione di derrate alimentari e integratori che consentono di intervenire sulla malnutrizione prima che questa diventi troppo grave, prima che entri nella fase acuta, più difficilmente curabile.

In attesa del loro turno al primo incontro del programma di sostegno nutrizionale, Naigi tira fuori dalla tasca un vecchio telefono e degli auricolari. Ne inserisce uno nel suo orecchio e l’altro in quello della figlia. Naigi inizia a cantare, a muoversi, a sorridere, ad aggiungere ancor più vitalità alle note della rumba congolese che sta ascoltando. Omba, invece, resta immobile. Nessun cenno di curiosità, nessun movimento, nessuna reazione. Ogni tanto sbatte gli occhi, e basta.

La malnutrizione è una malattia talmente drammatica e profonda da privare chi ne soffre di qualsiasi energia e interesse verso il mondo esterno. Toglie ai bambini il desiderio di giocare, conoscere, muoversi. Toglie ai bambini proprio l’essenza dell’essere bambini.

Dopo cinque mesi di accompagnamento nutrizionale, abbiamo incontrato Omba e Naigi. La madre aveva sempre tra le mani il telefono e gli auricolari, ma questa volta era Omba a prenderne uno per studiare, incuriosita, come fosse possibile che quel piccolo oggetto le facesse arrivare la musica dritta dentro le orecchie. Osservava il muoversi delle labbra della madre, batteva le mani, si alzava in piedi, muoveva le gambe. Ballava. Ballava una danza energica e commovente in cui era racchiuso tutto il suo essersi ripresa il diritto di essere bambina.

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