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Mi chiedo se sia giusto che questi “bianchi” siano qui.

Via vai di colori!
Occhi addosso! “Muzungo Muzungo”.
Mi chiedo se sia giusto che questi “bianchi” siano qui. Sarà il senso di colpa? Forse lo stesso senso di colpa che ci ha spinto fino a qui.
La mia pelle è pesante.
Mi ritrovo di colpo dall’altra parte: sono io il “diverso” e la mia diversità si trascina un bagaglio storico che aggrava la mia presenza qui e mi fa sentire fuori luogo. Sono il bianco ricco, il bianco che da sempre sfrutta questa terra. Allora penso che in fondo essere qui non è giusto. Ma cosa lo è allora? Purtroppo la dipendenza di questa terra si sente e si vede ancora, si riflette banalmente nei progetti e nelle attività che portiamo avanti. Esisterebbero senza AMKA? L’impegno che, nonostante i mille imprevisti e le mille difficoltà, ho visto mettere da parte di chi lavora con AMKA e in qualche modo crede in un possibile cambiamento mi fa sperare che un giorno qui i bianchi non debbano mettere più piede, se non per uno scambio sano, sereno ed equilibrato. Il cambiamento è lento, ma non impossibile e lo si può cogliere dalle piccole cose, quelle che contano in fondo. Piccole cose come la passione di artisti che lavorano la malachite, e vedono valorizzata una tradizione che piano piano va scomparendo.
Lo sforzo di mamme preoccupate che percorrono chilometri per portare i propri figli al centro di salute più vicino, che nei migliori dei casi significa un’ora di cammino.
Il sorriso di bimbi i cui occhi si illuminano semplicemente, davanti ad un foglio da colorare.
La mia presenza qui allora è vissuta nella speranza che un giorno, quando tornerò, non dovrò vestire i panni della bianca che “aiuta i neri”, ma semplicemente i panni di Giorgia, ne bianca ne nera, solo Giorgia.

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