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Malnutrizione: facciamo il punto

 
 

(Hunger Map. fonte: www.wfp.org)
(Hunger Map. fonte: www.wfp.org)

La malnutrizione possiamo spezzarla in due tipologie:

• nei Paesi sviluppati la grande disponibilità di cibo ha risolto il problema essenziale delle malattie dovute alla sottonutrizione, ma si rileva da alcuni anni una opposta problematica, l’obesità. Non è irrilevante perché causa malattie e dunque costi sanitari e sociali.
• 1,02 miliardi di persone oggi soffrono la fame, più dell’equivalente popolazione di USA, Canada e UE. Si parla spesso di aumentare la quantità di cibo disponibile, ma il nocciolo della questione è un altro: l’accesso, che non è equilibrato. Infatti attualmente la produzione alimentare mondiale sarebbe già sufficiente per tutti (produciamo per 6,7 miliardi di persone ma siamo 6,1), non e’ però da sottovalutare la quantità poiché sarà un dilemma del prossimo futuro. L’ONU stima che nel 2050 saremo 9 miliardi.
La malnutrizione è molto più grave nel suo aspetto di sottonutrizione. La fame, in particolare quella infantile, limita lo sviluppo fisico e mentale dell’individuo. Studi recenti dimostrano ciò che si poteva facilmente intuire: l’alimentazione corretta nei primi 6 mesi di vita è la chiave per la crescita della futura persona adulta.
La sottonutrizione protratta in quella fascia neonatale comporta ritardi cognitivi dovuti al mancato apporto di ferro e iodio. La fame è colpevole di oltre la metà dei 9,7 milioni di bambini sotto i 5 anni morti ogni anno (Under five deaths by cause, UNICEF, 2006). La deficienza di ferro colpisce nel suo complesso 2 miliardi di persone (World Health Organization, WHO Global Database on Anaemia) e causa una limitazione della produttività economica: si crea un meccanismo perverso che lega indissolubilmente malnutrizione e povertà, rendendo ancora più dura la lotta contro il sottosviluppo.
La “distribuzione” della fame non segue una precisa linea di demarcazione tra Occidente e Terzo mondo, il 65% è concentrata in 7 Paesi: India, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Indonesia, Pakistan ed Etiopia. Nell’ultimo report FAO 2008, dedicato all’insicurezza alimentare, emergono ulteriori specificazioni alcune confortanti altre catastrofiche: confrontando i dati relativi al periodo ‘90-‘92 con quelli del 2003-‘05 emergono Paesi (quali Ghana, Georgia, Vietnam, Perù) che sono riusciti a ridurre sensibilmente il numero di sottonutriti, altri sono leggermente migliorati o rimasti invariati, certi Paesi invece sono peggiorati.
 
La situazione nella Repubblica Democratica del Congo si è aggravata in modo preoccupante con una percentuale di sottonutriti più che raddoppiata, passando dal 29% al 76%! Questi dati non tengono ancora conto dell’aumento dei prezzi cerealicoli avvenuto nel 2007 e la crisi economica rischia di peggiorare ulteriormente la situazione, nonostante alcuni interventi statali.
Il Congo detiene il record negativo, ma è l’Asia il continente che contiene i 2/3 degli affamati, concentrati nei 2 Paesi più popolosi India e Cina.
Carlo Guglielmo Vitale

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