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Malarone…

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Pubblichiamo due testimonianze di Luca, un volontario di AMKA che è stato in Congo l’estate scorsa. Nelle sue parole c’è consapevolezza e passione. C’è un grande amore per una terra rossa che ancora una volta lascia magia.
 
Venerdì 28 Agosto, Roma
 
Prendi la scatola di Malarone dalla mensola, la apri, tiri fuori dal blister la pasticca, avverti che c’è qualcosa di strano: è l’ultima, e questa volta non c’è un’altra scatola da iniziare, è proprio l’ultima, realizzi che per un po’ non  ne dovrai più prendere e ti rendi conto che ti mancherà, ti manca oramai già da qualche giorno quella chiamata post-cena “malarone!”.. ti rendi conto come quel piccolo gesto contasse tanto..
Fai un po’ più fatica a buttarla giù questa volta, ci vorrebbe una Simba, almeno per finire con un certo stile..
Si perde un’altro particolare di giù,  il ricordo è così vivo che guardando fuori dalla finestra fai fatica a mettere a fuoco il palazzo di 5 piani che hai di fronte, non capisci perché la strada che vedi è asfaltata, non riesci proprio a capire dov’è quella terra rossa che è tanto viva nei tuoi ricordi.. è un momento, un attimo in cui pensi di essere ancora lì, che domani mattina salirai ancora su quella jeep, contento di essere stretto insieme a tutti gli altri, di avere davanti a te 500 buche e 50 capocciate sulla portiera, di andare a recuperare tutti gli animatori, di poter scherzare e ridere  e cantare con loro, e nei tuoi pensieri oramai sei già in un villaggio, l’aria intorno a te ti sembra calma e ospitale, quasi riesci a sentire il calore delle persone che ti accolgono, la voce delle mamme che ti chiedono come stai.. è un attimo, un momento ma in quel secondo sei convinto che domani mattina scenderai dalla jeep e sentirai il tuo nome strillato da un bambino che ti sta correndo incontro, che tu prenderai in braccio, che ti sorriderà.. e ora capisci quanto ti manca quel sorriso, quanto la semplicità di quel sorriso è, in fondo,  tutto quello che ti serve..
E poi ritorni con i pensieri dove stanno i tuoi piedi, rimani un po’ stordito, il cuore batte un po’ più veloce.. ora riesci a mettere a fuoco quello che vedi fuori dalla finestra e la malinconia viene su, più forte che mai, ti senti oppresso da tutto quello che hai intorno, senti come se ti mancasse l’aria ma poi… beh poi.. poi ripensi a quel sorriso..
 
Giovedì 29 ottobre
 
Sono passati più di due mesi da quando siamo tornati, due mesi lontano da lì, lontano da quella terra rossa eppure parte della mia testa è ancora là e il Congo torna in mente nei momenti più disparati, e la notte capita di sognare di poter tornare da quei bambini, e quando studio non mi accorgo di passare mezz’ora sulla stessa pagina perché la mia testa in quel momento è più a Kaniaka che nella mia stanza, e all’Università passo le ore di lezione a pensare a come fare a tornare laggiù a giocare con un pallone fatto di buste e spago, perché non vedo l’ora di tornare a vedere quel sorriso, perché la strada qui davanti è lunga ma conduce dolcemente verso sud, perché la strada qui davanti è lunga ma tutte le strade che portano dove desidera il cuore sono lunghe..
 
Luca Sapegno

Questo articolo ha 3 commenti

  1. Quanto hai ragione Luca….ti ritrovi estraniato all’improvviso, coi piedi su quella terra rossa tra le braccia di un bimbo…

  2. luchetto il tuo commento mi riportato in quella realtà vissuta insieme con una facilità sorprendente, cmq hai ragione sono proprio gli sguardi, sorrisi i piccoli gesti che ti lasciano un qualcosa dentro che alla fine non puoi più farne a meno…
    karlos

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