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L'uomo bianco ci toglie, l'uomo bianco ci dà…




Alessandra è una volontaria AMKA. La scorsa estate è stata in Congo. Si è occupata dei nostri progetti di educazione. Ha scritto un testo che consideriamo di grande importanza leggerlo.
 
 
A Lubumbashi, nei villaggi, camminiamo. Ci guardano. E questa volta non ci guardano solo perchè c’è un gruppo di WAZUNGU (uomini bianchi), ma perchè tra questi wazungu c’è una MUAUSHI (uomini neri)…Una muaushi che non parla come loro.
E sono finalmente in Africa. Ma non è questo che mi suscita questo strano batticuore. E’ quel NOI-LORO, quel BIANCHI-NERI che sembra arrivare da un punto lontano della storia e rimbalzare sempre più forte fino ad oggi. E chissà per quanto tempo ancora.
Incapaci di accettare semplici differenze cerchiamo mille modi per dirci uguali; per poi dimenticarci che siamo uguali nelle cose più semplici.
Si parlava di identità e differenze e fu una semi-crisi. Poi Filomeno Lopes dice che non importa di che colore sia la tua pelle, importa come o chi ti senti dentro.
Ma io chiedo del tempo.
Per secoli l’uomo bianco ha reso schiave migliaia di persone a causa del colore della loro pelle.
Per secoli l’uomo nero è stato considerato non dotato di intelligenza ancora a causa del colore della sua pelle.
Per secoli si è parlato di superiorità indiscussa dell’uomo bianco sull’uomo nero. E si trattava di nuovo, anche di colore di pelle.
Poi, finalmente, l’uomo bianco decide che si, si tratta comunque di uomini.
E io penso:
L’UOMO BIANCO CI TOGLIE, L’UOMO BIANCO CI DA’
E ho bisogno di tempo.
E ho paura.
Ho paura di pensieri o cattive sensazioni che razionalmente non mi appartengono.
Ho paura quando non riesco a vedere in chi mi ferisce semplicemente un uomo.
Ho paura perchè chissà come verrà impiegato questo tempo nella lunga strada verso la consapevolezza.
Ho paura che per troppo tempo ancora sentiremo la necessità di rivendicare un passato doloroso e sentirci, almeno per una volta, non alla pari, ma addirittura superiori.
Ho paura perchè spesso è più facile rispondere che allora sono i neri a voler CONTINUARE a sottolineare determinate differenze; ma basterebbe fermarsi a riflettere per capire che è solo questione di tempo.
Ho paura quando continuiamo ad essere convinti che l’altro l’abbiamo guardato quando è stato solo visto; o ascoltato quando è stato solo sentito.
Ho paura quando non riesco a sentirmi semplicemente ALE in mezzo a milioni di uomini e donne.
Ma sorrido se penso che questo cuore, spezzato, stracciato, calpestato della nostra Madre Africa non smette di battere per noi, e regala forza. Forza e Vita a chi, in questa breve vita, sa fermarsi a guardare e ad ascoltare.
Il resto è solo questione di tempo.
 
 
Alessandra Silos de Brito

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