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L'arrivo in Guatemala – Chiara

Comunità di Nuevo Horizonte.
08/08/2013 ore 8.15 della mañana.
Il viaggio più lungo della mia vita.
Dopo molte ore di volo siamo arrivati a Città del Guatemala alle otto circa della sera. Appena arrivati in aeroporto abbiamo ritrovato Donatella, responsabile dei progetti in Guatemala per AMKA Onlus, e dopo affettuosi baci e lunghi abbracci abbiamo conosciuto il primo compa guatemalteco, Nelton, e tutti riuniti siamo saliti sul nostro fantastico pulmino, un po’ retrò, ma l’ho adorato subito.
Per tutta la notte abbiamo viaggiato attraversando il paese per arrivare qui, a Nuevo Horizonte, dove adesso, seppure stremata dal lungo viaggio, sto scrivendo per fermare le mie prime e forti emozioni.
I fugaci sguardi a Ciudad del Guatemala mentre il caro Rony, il responsabile locale di AMKA ONLUS, guidava e la sosta notturna alla stazione di servizio di Fuerte del Norte mi hanno subito catapultato nella realtà di questo paese, contraddittoria, difficile da vivere e da capire, e che si lascia scoprire pian piano. Tutte le mie prime impressioni sono state sicuramente molto più forti rispetto alle mie ingenue aspettative.
La stazione dove abbiamo fatto sosta nel cuore della notte era di proprietà di un boss del traffico di droga, ma proprio per questo Rony ci ha spiegato che sarebbe stato il posto più sicuro per fermarci, perché nessuno avrebbe creato problemi in quel luogo. Per la prima volta mi sono travata di fronte ad una situazione che fino ad oggi avevo potuto leggere solo nei libri o vedere in qualche film, una contraddizione forte che anche un uomo profondamente onesto come Roni ammette e riconosce: la sicurezza assicurata dalla violenza.
All’alba eravamo a Nuevo Horizonte. Adesso sono nella mia stanza nella casa di Maria e el Guayo che mi ospiteranno per i primi tre giorni di questo lungo viaggio, hanno cinque bellissime bambine e parlando con tutti loro spero di scoprire di più sulle loro appassionanti vite (se riuscirò a migliorare il mio spagnolo!). La colazione che mi hanno preparato è stata ottima, mi sono subito proposta di aiutare Maria in cucina e mi ha insegnato a fare le tortillas di mais, piatto principale che ci accompagnerà per tutta la permanenza qui. Queste erano accompagnate dai frijoles (piccoli fagioli neri che cucinano in ogni maniera possibile), anch’essi immancabili ad ogni pasto, e devo dire che è stata una colazione gustosissima.
Naturalmente il trauma culturale è stato forte, soprattutto per le abitudini igieniche, infatti ad ora non ho ancora ben capito come mi farò la doccia e il bagno è un vero incubo!! Però confido nel mio spirito di adattamento! Ora devo riposare un po’ per poter affrontare la prima giornata in comunità, ma sono sicura che se in sole poche ore dal mio arrivo qui ho potuto essere toccata da sensazioni tanto forti, nei prossimi giorni sarà come attraversare un uragano!
Chiara Giuliani

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