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La storia in AMKA di Flavie, responsabile dei progetti in Congo

“Ti racconto la storia della mia vita in AMKA. È una storia molto incoraggiante e motivante”.

Comincia così la chiacchierata con Flavie, referente dei progetti in Congo di AMKA. Al telefono ha una voce calma e calda e ogni parola sembra racchiudere la certezza di quello che esprime.

In questi giorni di emergenza Covid-19 sta lavorando senza sosta per sensibilizzare gli abitanti dei villaggi della zona di Mabaya alle pratiche igienico-sanitarie che garantirebbero il contenimento del pericolo di diffusione del nuovo virus, in una terra già martoriata da malaria, tubercolosi e malnutrizione. Ciononostante, ascoltarla raccontare la sua storia di lavoro e dedizione con AMKA trasmette pace e una piacevole sensazione diffusa di fiducia verso quel che sarà.

Tra riflessioni sul passato e pensieri sulle prospettive future, ne è venuta fuori una intervista dal vago sentore romantico dove si avvertono le evoluzioni di una relazione che va ben oltre il lavoro. Da leggere d’un fiato per conoscere il senso di fare della propria vita una missione con e per gli altri.

Quando è iniziata la tua storia con AMKA?

È dal 2004 che sono in AMKA. Sono entrata con uno stage e dal 2 febbraio 2005 sono stata assunta come animatrice del centro di salute e dell’unità nutrizionale di Kanyaka.

Sei sempre stata a Kanyaka?

Non solo, negli anni ho seguito il lavoro di sensibilizzazione nei villaggi, le dimostrazioni culinarie, gli incontri con i relais e ancora oggi seguo tutte queste attività.

Oggi cosa è per te AMKA?

Per me AMKA è una famiglia. AMKA mi ha permesso di conoscere persone che non avrei mai conosciuto altrimenti, incontrare persone che mi hanno dato tutto, il loro affetto, il loro amore, la loro considerazione, persone che mi hanno aiutato a capire che noi siamo uno.

Hai sempre lavorato in AMKA. Non ti è mancato conoscere altre realtà?

Con AMKA ho lavorato molti anni, in totale quindici. Proprio lo scorso 2 febbraio ho festeggiato i quindici anni con l’associazione. Non rimpiango per nulla di non aver conosciuto altri ambienti di lavoro. Per me AMKA è stata ed è tutto: sono cresciuta in AMKA e qui ho avuto l’opportunità di conoscere bellissime persone, una famiglia che mi ha aiutato a riscoprire l’affetto che avevo perso dopo anni.

Cosa hai imparato in questi quindici anni?

Ho avuto l’opportunità di condividere e conoscere una cultura diversa, scoprendo la relazione tra l’Italia e il Congo. Ho avuto modo di capire cosa succede nel mondo fuori dai confini del mio paese e che non tutti abbiamo le stesse possibilità e gli stessi diritti ma che in fondo tutti affrontiamo le stesse situazioni. Non siamo così lontani. In termini di lavoro ho imparato moltissimo. Sono cresciuta fino a diventare referente per la gestione dei progetti e seguire le attività nei villaggi.

Cosa vorresti dire a chi supporta il lavoro di AMKA in Italia?

Tutto questo è AMKA: la relazione che abbiamo curato e la famiglia che ora so di avere in Italia. Vorrei dire grazie, grazie a voi e alla natura per aver organizzato questo per me. A chi è in Italia: grazie di far sì che questi progetti esistano e di accompagnarci ogni volta che ne abbiamo bisogno. Speriamo che le cose migliorino e che questa pandemia si arresti. Grazie a voi mia famiglia, miei amici, miei cari, miei genitori. Grazie di essere così come siete.

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