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La politica monetaria del Congo nei Racconti di tutti i giorni

Pierfrancesco ci racconta attraverso la vita quotidiana un pò della politica monetaria congolese, senza grandi astrazioni ci permettere di conoscere come funzionano le cose nella normalità e le grandi differenze di valore e valori.

All’inizio degli anni ’90 del secolo scorso  c’era la lira e c’era anche una trasmissione satirica su Rai 3 che lanciò fortuna e formati futuri di personaggi quali Dandini e i Guzzanti. La nostra povera lira navigava in acque agitate ed un tormentone la paragonava alla “Pizza di fango del Camerun”, icona delle “divise valutarie” scadenti.
Oggi con l’Euro abbiamo dato un lustro maggiore alla nostra moneta, per quanto i fondamentali economici del nostro paese non siano altrettanto brillanti.Il Congo ha un’economia “dollarizzata” in cui è fissato dalla Banca centrale che ad 1 dollaro corrispondono 900 Franchi congolesi. Profondamente coscienti della nostra superiorità e riconsolati dall’esistenza di sistemi più deboli del nostro, i Franchi Congolesi comunemente li denominiamo “cazzilli” o più gentilmente “Pippi”.
I Pippi si scambiano in genere in biglietti da 500 che si tengono ripiegati a blocchetti oppure arrotolati. I locali, in città o nei villaggi, li tengono sempre in mano per cui le banconote sono generalmente unte e consunte e, pur essendo originariamente celesti (o verdi), hanno un colore che tende al marroncino).
Una corsa nell’autobus collettivo costa 200 pippi (250 se vai verso la città), una in Taxi circa 3000, una birra ne costa 1500, per 1600 Pippi ti danno un litro di benzina, con 1000 Pippi compri dieci pomodori oppure due sacchettini di arachidi o una bottiglia d’acqua da 1,5 litri oppure riesci a spararti 30 minuti di internet nei cyber migliori. I Pippi si prendono dai cambia-valuta che si trovano un po’ dappertutto, seduti con fasci di mazzi da 12.500 Pippi, di ogni età e spesso laureati che non hanno trovato lavoro. Se cambi 10 dollari ti ritrovi 18 foglietti grassocci e oleosi, se ne cambi venti sono già 36 che ripiegati rigonfiano la tasca dei pantaloni, del marsupio o dello zainetto.
Nonostante il valore limitato dei beni, la contrattazione è la regola per quasi ogni cosa; si discute regolarmente per 500 Pippi, talora anche per meno, è il principio di pagare il giusto quello che conta. La tecnica è sempre la stessa (valida per tutto il mondo africano e ben oltre); la richiesta iniziale è 2 o 3 volte il prezzo finale obiettivo, bisogna tenere duro, avere pazienza non irritarsi anzi sorridere per richieste bizzarre tipo: un dollaro per acquistare una moneta da 20 centesimi di euro!
Raramente entriamo al supermercato, lì il conto può essere di svariate decine o anche centinaia di migliaia di Pippi. In questo caso, poiché non si paga con carta di credito, si generano ingorghi apocalittici alle casse dove passa di mano una “cassetta” di Pippi (in un caso 190.000 Pippi pari a 380 biglietti!) che vanno contati uno per uno, con grande attenzione e flemma congolese.
Nei villaggi ovviamente il discorso è diverso, i Pippi saltano fuori assai raramente, stretti in pugno da chi paga una medicina oppure da chi (ma io non ho mai visto nessuno) acquista qualcosa dalle rare e misere bancarelle. Qui dove tutto è terroso persino i “pippi” appaiono incongruenti con una povertà estrema ed una economia contadina di sopravvivenza.
Quando ti carichi di Pippi ti senti al sicuro; sembra di averne tanti ma poi finiscono sempre perché ne spendi di più ingannato dal fatto che valgono poco. E se siamo stanchi di cambiare ed “insaccare” biglietti oleosi, oppure se (stranamente) il cambia-valuta è lontano, basta tirare fuori il buon vecchio verdone, oppure con sfacciata trasgressione “ideologica” che pugnala nel cuore la nostra coordinatrice, recarsi ad uno dei 5 bancomat di Lubumbashi
Non è poi così complicata la “politica monetaria” quaggiù, se fai parte dell’upper class occidentale.

Pierfrancesco

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