Federica Troiano è una neuropsicomotricista dell’età evolutiva; la scorsa estate ha dato il suo sostegno, come volontaria, ai nostri progetti nella Repubblica Democratica del Congo. Questo è il racconto della sua esperienza.
“La famiglia AMKA ti aspetta, se vuoi fare parte anche tu di questa grande famiglia, iniziamo il corso di programmazione a marzo”.
Ecco la frase che ha dato inizio ad un meraviglioso viaggio, dentro e fuori di me, e anche verso l’Africa.
Dal primo momento in cui ho conosciuto gli altri volontari AMKA, mi sono sentita “riconosciuta nel profondo”, finalmente incontravo persone che hanno una visione del mondo molto simile alla mia, finalmente qualcuno che voleva rotolare verso la terra rossa come me, pronto a mettersi in gioco abbandonando la zona di comfort, lasciando a casa un po’ di stereotipi e a buttarsi a capofitto in un’avventura completamente nuova.
Prima di partire, il mio desiderio era portare in Africa un aiuto concreto, andare e “risolvere”, questo il mood e anche il motivo per il quale ho scelto di approfondire un progetto nuovo, più in linea con quello che faccio nella mia vita di tutti i giorni, e più consono anche alle mie competenze.
Sono una neuropsicomotricista dell’età evolutiva e quando, durante il corso di progettazione, mi spiegavano che in Africa la disabilità è considerata come una sorta di maledizione e che tutto ciò che “non è normale” viene nascosto, viene allontanato, ho pensato di portare proprio questo tema nel mio progetto: parlare di disabilità, “normalizzare” la diversità.
Dal primo momento in cui ho messo piede nella terra rossa, sono stata disarmata da ogni pretesa, da ogni saccenza e da ogni minimo pensiero di “risolvere” qualcosa.
Neanche il tempo di scendere dall’aereo e quello che ho visto è stato grinta allo stato puro, caos esagerato ma nel frattempo le persone mi accoglievano abbracciandomi, anche se non mi conoscevano mi sorridevano e trasformavano tutto in una grande festa.
Ogni giorno andavamo ai villaggi tutti insieme, eravamo in 10 in una jeep: la strada dissestata, la polvere entrava in bocca, nel naso, negli occhi ma si cantava, a squarciagola, e poi, appena arrivavamo a Kanyaka, tutti venivano incontro per salutarci con affetto sincero, con vero interesse nel sapere come fosse andata la notte.
Le giornate al villaggio seguivano un programma, pronto a stravolgersi e riadattarsi con rapidità a tutte le esigenze quotidiane. Io ogni giorno valutavo bambini e anche adulti con disabilità, il resto del tempo ero presente dove c’era bisogno con i miei compagni di viaggio: il pre-scuola, le attività produttive, lotta alla malnutrizione, i vaccini nei villaggi più remoti e, in tutto questo “fare”, ho imparato una lezione importante: sei in Italia, vai in Africa, vai in qualsiasi altra parte del mondo e non risolvi la vita a nessuno, non insegni una soluzione né previeni malattie o povertà; ma hai la possibilità di stare con le persone, riconoscere l’altro come ESSERE UMANO COME TE, bisognoso solo di essere visto e guardato con empatia.
Il mio progetto è andato avanti tutto il tempo della mia permanenza in Congo, facendo anche formazione agli insegnanti, ai prestatari e alle famiglie sul tema della disabilità. Dopo che sono andata via ci sono stati medici che hanno visitato, hanno parlato e sono stati presenti con tutte queste persone: il desiderio di tutta la famiglia AMKA è proprio quello di continuare questo progetto, affinché ciascuno possa sviluppare le proprie capacità, nonostante i limiti della disabilità.
In Africa ho imparato che lo stare bene non passa attraverso le comodità, la perfezione, il lusso, i soldi, i numeri ma solo ed esclusivamente attraverso la semplicità, l’essenza, le relazioni, la condivisione.
Valori, questi, che troppo spesso noi dimentichiamo perché viviamo nella frenesia generale, pieni di distrazioni e caos. Dimentichiamo che la povertà più grande nasce proprio da questo tipo di solitudine che è forse più letale di qualsiasi altra malattia esistente in Africa.
La felicità e la grandezza nascono quando si è #insieme, come mi ha insegnato AMKA; la bellezza nasce da un sorriso regalato, come mi hanno mostrato tutti i bambini incontrati; la gioia da una mano tesa per aiutare senza richiesta, come mi hanno fatto vedere le “mamà”.
La famiglia è un riconoscersi anime simili come mi ha detto Flavie.
E, con tanta gratitudine nel cuore ma anche tanta inquietudine nel vedere diritti negati ai miei fratelli, spero possa nascere in ognuno di noi la curiosità e il desiderio verso il “mondo diverso da noi”, quello ancora sano di valori e di calore umano.
Federica Troiano
