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Intervista a Valentina: dal progetto alla realtà della scuola di Mose!

vista-modello-1Valentina è una giovane ragazza romana che nel 2009 si è  laureata alla Sapienza di Roma con una tesi in progettazione architettonica dal titolo “Edilizia scolastica per le zone rurali della Repubblica Democratica del Congo”. Il progetto prevedeva una parte di ricerca sul campo ed è in questo modo che è iniziata la collaborazione fra Valentina ed Amka Onlus. Durante il viaggio in Congo ha visitato i villaggi in cui Amka opera raccogliendo materiale fotografico e tecnico: una volta rientrata in Italia ha preparato il progetto e il risultato è stata una tesi da 110 e lode! Noi di Amka ci siamo innamorati del progetto perché con soluzioni semplici, sostenibili, locali ma allo stesso tempo innovative rispondeva all’esigenza di creare una scuola che uscisse dai rigidi schemi tradizionali per andare incontro alle esigenze del bambino, attore principale del processo educativo.

 
 
1. Quanto è stato importante il tuo primo viaggio in Congo per disegnare il progetto della scuola?
Il primo viaggio ha segnato il punto di partenza per quella che sarebbe stata la mia ricerca,non puoi procedere senza aver iniziato.
Il legame che si crea tra una costruzione ed il sito che la accoglierà, oltre ad essere fisico, è prima di tutto culturale, essendo profondamente radicata al luogo che la ospita deve appartenere a chi la vive;per questo la  sintesi progettuale in quanto frutto di un processo analitico, prima, e creativo, poi, non può e non deve mai prescindere dal contatto con le abitudini i modi ed i materiali.
 
2. Che significa per te fare sviluppo con l’architettura?



Ogni uomo vive immerso  nello spazio, imparare ad abitarlo è fare sviluppo attraverso l’architettura.
 
3. Cosa c’è di particolare e innovativo nel tuo progetto Valentina?

La vera innovazione è legata al modo di vivere la scuola e gli spazi che la compongono.
Il metodo della  pedagogia attiva, che mette al centro del processo educativo il bambino allontanandolo da schemi prefissati e rendendolo partecipe, ha guidato la connotazione degli ambienti ed il modo di fruirli.
Il progetto si basa sull’idea di generare uno schema aperto;, il limite, inteso come costrizione si indebolisce,declinando verso una maggiore permeabilità degli spazi ed una accentuata mobilità distributiva.
 
4. Come sei riuscita a coniugare idee occidentali a tradizione e materiali locali?

La sintesi è nel progetto stesso.
La concezione di scuola-occidentale che vede il bambino protagonista si concretizza in un complesso che ripropone l’articolazione del villaggio; l’aula tradizionale si combina ad uno spazio libero,generando una costruzione che trae vigore dalle sue parti discrete.
L’impiego di tecniche e materiali locali oltre a semplificare l’esecuzione facilita la sua integrazione con il contesto.
 
5. Quanto la struttura architettonica di una scuola può influire nella qualità didattica? In fondo non bastano 4 mura e un tetto?
A noi bastano?

Il bisogno di appartenere allo spazio in cui viviamo si concretizza nella costante attenzione che rivolgiamo alla nostra casa,alla nostra stanza o più semplicemente alla nostra scrivania.
L’articolazione di una scuola contribuisce alla qualità della formazione proprio come la casa concorre a quella dell’abitare.
In una realtà come quella africana, dove l’istruzione non è cosa scontata, creare un ambiente a misura di bambino, “vicino”, favorisce implicitamente l’avvicinamento ad un sistema che di frequente viene percepito come estraneo perché frutto di una cultura profondamente diversa.
 
 
6. Come ti sta accogliendo la popolazione locale e come stanno andando i primi lavori?
La popolazione, da subito coinvolta nei lavori di preparazione del sito, sta mostrando entusiasmo e partecipazione.
Siamo ancora nella fase preliminare che riguarda la sistemazione del terreno scelto e l’agibilità dei sentieri che portano al villaggio,speriamo di poter  impiantare il cantiere il più rapidamente possibile per poter  passare  alla fase di costruzione vera e propria

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