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Il valore della comunità

In queste tre settimane in Congo ho avuto un assaggio di quanto sia apparentemente diversa l’impostazione sociale e culturale che caratterizza questa parte del mondo.

Da pugliese emigrata a Milano, mi sono presto assuefatta all’individualismo sfrenato che predomina nel “Nord” del mondo, ad una costante tensione verso obiettivi e traguardi personali per raggiungere i quali si è disposti a sacrificare anche legami molto importanti. Per questo mi sembra curiosamente anacronistica l’importanza che invece qui in Africa assume la vita in comunità.
Nelle comunità rurali per esempio ognuno ha un ruolo ben definito: dalla mamma che si occupa del piccolo commercio, ai ragazzi più giovani che provvedono al recupero e al trasporto di farine e beni di prima necessità per tutta la comunità.
Questo avviene non solo nei villaggi ma anche in città: in particolare per le donne, per le quali la famiglia allargata assume un ruolo fondamentale nell’educazione dei figli che crescono grazie all’aiuto di sorelle, zie, vicine, sulle quali è possibile contare in qualsiasi situazione.
Dall’esterno potrebbe sembrare una situazone idilliaca, un modo per dare ai propri figli un’infanzia serena e per godere di una protezione che in altri contesti non sarebbero in grado di trovare. Tuttavia esiste anche l’altra faccia della medaglia: così come la comunità è in grado di accoglierti è altrettanto velocemente pronta a ripudiarti se vai contro le regole che essa stabilisce.
In queste settimane ho avuto il privilegio di conoscere molte persone diverse e di parlare approfonditamente con alcune di loro, che mi hanno raccontato un po’ della loro vita in cambio di qualche pezzettino della mia. Una giovane mamma mi ha raccontato di aver avuto una relazione e un figlio con un uomo già sposato (realtà abbastanza frequente), e che a causa di questa situazione non potrà mai più avere un altro uomo, sarà legata a lui per sempre (a meno che non sia lui a lasciarla), altrimenti rischierebbe di essere mal vista ed allontanata dalla comunità.
Ho potuto apprendere un altro esempio di quanto la comunità sia importante per le donne, attraverso i racconti delle nostre ostetriche italiane, che si chedevano perchè qui in Congo, la stragrande maggioranza dei parti in clinica avenissero di notte. Dalla risposta dei medici locali, abbiamo capito che di giorno le donne preferiscono partorire a casa pur di non farsi vedere dai vicini mentre si recano in ospedale (il parto medicalizzato è considerato sospetto).
In generale, ho avuto l’impressione che molte donne qui in Africa siano perfettamente coscienti di essere private di diritti che invece per noi donne occidentali sono scontati, ma non riescano a sopportare il pensiero che rivendicando questi diritti potrebbero perdere l’appoggio della comunità ed esserne emarginate.
Bisognerebbe tuttavia conoscere a fondo queste dinamiche per comprendere appieno i meccanismi che regolano alcuni comportamenti e modi di pensare, fortemente radicati in questa società apparentemente tanto diversa ma in fondo molto simile alla nostra. Basti pensare ad alcune realtà del sud Italia di 50 anni fa dove l’opinine della gente era considerata fondamentale per la formazione dell’identità sociale di qualsiasi individuo.
Sarebbe bello riflettere sull’importanza che questo tipo di concezione della vita in comunità assume nei processi di sviluppo, sugli aspetti positivi che essa comporta e sulle limitazioni che impone.
Io stessa, cittadina di un piccolo paese della Puglia trasferitasi a Milano per lavoro, ho vissuto sulla mia pelle entrambi questi aspetti. La bellezza di sentirsi protetta e “coccolata”  dalla propria piccola comunità, ma allo stesso tempo asfissiata dal controllo sottile ma sempre percepibile della stessa.
Qui in Congo ho ritrovato questa ambivalenza, e mi sono ritrovata ad interrogarmi nuovamente  sul vero valore che la comunità assume non  solo per gli africani ma per ogni singolo “cittadino del mondo” e su come i diversi aspetti di questa comunità possano diventare una vera risorsa per loro e per noi.
 
Angie

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