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IL PUZZLE LATINOAMERICANO

E’ in nome d’una differenza culturale che una persona o un gruppo sono maltrattati socialmente, o ne maltrattano altri. Le ineguaglianze e l’ingiustizia sociale sono così create e perpetuate in base ad appartenenze culturali

(Michel Wieviorka, 2002:23).

 
Gli  scenari complessi che vanno delineandosi come effetto di antichi e recenti incontri tra popolazioni differenti hanno portato la maggior parte degli Stati Latinoamericani a vivere in una condizione che è quella di una società multietnica di fatto ma ancora restia a pensarsi come una vera società multiculturale.
Solo negli ultimi decenni la maggior parte dei paesi del Continente, ha adottato, in forme e gradi diversi, politiche di integrazione ispirate al multiculturalismo come reazione alle pressioni della comunità internazionale sempre più consapevole del fallimento legato alle politiche assimilazioniste. La politica multiculturale, però, sembra scarsamentte capace tanto di coniugare la promozione delle uguaglianze con la tutela delle differenze, quanto di porre un argine al riemergere di quelle forme di  nazionalismo e razzismo che intensificano i rischi per quelle popolazioni  originarie che restano ai margini, vittime di pregiudizi e discriminazioni.
 La popolazione latinoamericana è molto eterogenea per origini e composizione etnica. Vi è in primo luogo un’America indiana, quella autoctona che viveva in America già prima della conquista spagnola, in America centrale rappresentati da Aztechi e Maya, mentre nell’area andina dagli Incas. Poi vi è un’America bianca che discende dai colonizzatori spagnoli  e dai flussi migratori europei. Infine è presente un’America nera discendente dagli schiavi africani.
Inutile dire che la gerarchia di potere è rimasta immutata negli ultimi cinque secoli. Ancora oggi la popolazione bianca si trova al vertice della società mentre la popolazione indiana è rimasta territorialmente e socialmente  separata, essendo per lo più relegata ai margini della società vivendo principalmente nelle zone rurali e sottoposta a regimi di sfruttamento del lavoro.
In particolare il Guatemala spicca per la segmentazione sociale e la fascia più colpita risulta essere quella femminile perché sottoposta a vari tipi di discriminazione ed esclusione: essere donne (discriminazione di genere), essere indigene (discriminazione etnica), essere povere (discriminazione di classe/economica) e vivere in ambito rurale (discriminazione a causa del luogo di residenza).
Ma la discriminazione è comune nella vita quotidiana della popolazione indigena guatemalteca e colpisce tutti: uomini, donne e bambini.
Oggi è il 21 marzo ed è la “Giornata mondiale contro la discriminazione razziale”. Una giornata nata in memoria del 21 marzo 1960 quando a Sharperville, in Sudafrica, sessantanove pacifisti che manifestavano contro le leggi emanate dal regime dell’apartheid e furono uccise dalla polizia.
Ancora oggi ogni Stato ha le sue minoranze da discriminare, i popoli indigeni in America Latina come i Rom in Europa, ma se una grande melodia non può che nascere da note diverse, c’è l’esigenza di aprirsi all’alterità perché le ibridazioni tra culture sono fertilizzanti per nuove sintesi ed affioramenti culturali e sociali…
 

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