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Il Programma PTME di Amka: La Storia di Viviane

Mi chiamo Viviane, ho 22 anni, e ho scoperto di essere sieropositiva lo scorso marzo durante la mia prima gravidanza. E’ stato uno shock terribile.
Mio marito ha altre 3 mogli prima di me (in Congo la poligamia è accettata), viviamo tutte nello stesso quartiere e ci aiutiamo a vicenda.
Io, che sono la più giovane, ho una piccola attività commerciale in cui vendo “un po’ di tutto”, mi piace molto il mio lavoro perché mi rende autonoma. Q
uando sono rimasta incinta le altre mi hanno detto che dovevo andare in ospedale a farmi visitare; stavo bene e mi sembrava un po’ presto, ma mi sono fidata della loro esperienza. Siamo andate alla Clinica Universitaria di Lubumbashi (la città dove vivo), all’ambulatorio PTME (prevenzione trasmissione madre-bambino), qui mi hanno accolto due infermiere ed assistenti sociali: Fifi e Francine.
Io non capivo molto cosa stesse succedendo e perché le altre donne parlassero animatamente con Francine; poi lei mi ha fatto sedere, chiesto se sapevo cosa fosse l’HIV e come si trasmetteva e detto che ora mi faceva il test. Trattenni il fiato attendendo il risultato, poi chiesi con un filo di voce “Perché?”.
Mi spiegò che mio marito è infetto da molti anni, che anche due delle altre mogli sono malate, ma lui non vuole accettare il suo stato: non si cura e rifiuta di usare il preservativo. Mi sentii male e persi i sensi.
Ero molto arrabbiata: con mio marito, con il destino, con le altre mogli che non mi avevano avvertito prima, con il bimbo che avevo in grembo perché mi ricordava quel che era successo. Non volevo vedere, ne sentire nessuno.
Dopo qualche giorno tornai in Clinica e le assistenti sociali di AMKA mi spiegarono che l’HIV è una malattia cronica, se ti curi può essere tenuta sotto controllo e non si muore più come una volta, io sono giovane e ancora forte ho ancora una vita davanti a me, e la cosa più importante avevo una vita dentro di me da proteggere.
Il programma PTME consiste in una fase durante la gravidanza dove avrei preso gli antiretrovirali e fatto vari controlli per tenere a bada il virus, poi c’è la fase del parto in cui sia io che il bebè avremmo preso antibiotici e nevirapina, e infine la fase dell’allattamento: curandomi avrei potuto allattare il mio bimbo senza trasmettergli la malattia. Mi spiegarono che il bebè sarebbe stato testato ogni 6 mesi per vedere il suo stato sierologico e che se fosse stato negativo al test dei 18 mesi voleva dire che era sano!
E così iniziai questa avventura… ad agosto è nato Yav; stiamo entrambi bene, ogni settimana andiamo in clinica per i controlli e per prendere le medicine, per il resto viviamo normalmente.
Io ho già ripreso il mio lavoro e le altre mogli mi aiutano nella gestione di Yav e del negozio. Non vedo l’ora che raggiunga i 18 mesi per avere la certezza che è sano, sono fiduciosa: ce la faremo!

STAFFETTA 4×4: Mirko, Giovanni, Boris e Luca “X VIVIANE NOI CORRIAM”! Sostienili anche tu!

 

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