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Il piccolo Ema

Un altro giorno a Kanyaka. Non facciamo in tempo a parcheggiare, che la macchina viene circondata dai nostri bimbi.
Non appena apro lo sportello ecco che Ema, uno di loro, corre verso di me e mi abbraccia: il nostro è stato un rapporto particolare fin dal primo sguardo. La cosa che mi ha fatto immediatamente avvicinare a lui è stata il suo continuo cercare i miei abbracci e le mie carezze, come fossero qualcosa di nuovo e prezioso.
Iniziamo i nostri soliti giochi, prendendoci in giro e rincorrendoci a vicenda. Le sue manine cercano le mie, i miei occhi il suo sorriso, che sempre illumina il viso di questo bambino.
Poi un dolore improvviso, un fulmine a ciel sereno: “Michela oggi non mangio, perché non abbiamo soldi”. La sua frase continua a fare eco dentro di me da stamattina,ma la cosa straordinaria e che più mi sconvolge è quel sorriso che, non appena detto ciò, è di nuovo esploso sul suo viso.
Ema ha continuato a giocare e correre come niente fosse,mentre qualcosa in me è cambiato probabilmente per sempre.
Michela

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