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Il nuovo ORO blu:in cammino verso le guerre dell' acqua

Il caso della Repubblica Democratica del Congo

Una nuova guerra è alle porte: non si tratta del petrolio, ma dell’acqua.

In media ogni abitante del pianeta consuma oggi il doppio di acqua rispetto all’inizio del 1900, e globalmente, il consumo mondiale di acqua è circa decuplicato nell’arco di un solo secolo. Il controllo del nuovo oro blu sarà fondamentale per quei paesi che vorranno affermare la propria supremazia nel panorama internazionale. Si verranno a creare veri e propri conflitti per accaparrarsi questa risorsa fondamentale per la sopravvivenza di ogni essere vivente. Nel mondo, secondo stime risalenti al 2002, un miliardo e 400 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. Il rischio è grande: quando nel 2025 la popolazione supererà gli 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile potrebbe arrivare fino ai 3 miliardi.
Negli ultimi cinquant’anni la disponibilità d’acqua è diminuita di tre quarti in Africa e di due terzi in Asia.  In Africa la disponibilità di acqua potabile, reti fognarie e servizi igienici è ancora molto lontana da uno standard accettabile, soprattutto nelle aree rurali, dove meno del 60% della popolazione dispone di acqua potabile e tra questi solo la metà usufruiscono di servizi igienici.
In questo senso è emblematica la situazione di uno dei paesi più grandi e popolosi del continente africano: la Repubblica Democratica del Congo (RDC). Anche se la RDC gode di abbondanti risorse idriche, di una vasta rete idrograficae di ingenti risorse idrologiche, il paese ha difficoltà notevoli a fornire acqua alla popolazione. Oggi, solo il 22 per cento della popolazione della RDC ha accesso all’acqua potabile; la media dell’Africa sub-sahariana è di circa il 60 per cento.
Nelle città la distribuzione è sporadica e il sistema delle tubature dismesso e mal funzionante a causa della mala gestione operata dalla società REGIDESO, responsabile del servizio idrico nazionale. Nei villaggi rurali invece mancano totalmente reti idriche e spesso anche i pozzi da cui attingere l’acqua necessaria alla sopravvivenza.
Le acque stagnanti e inquinate, utilizzate dagli abitanti della zona per ogni necessità (igiene personale, alimentazione, attività agricole) producono effetti tragici dal punto di vista sanitario facilitando la diffusioni di malattie quali la gastroenterite, principale causa di morte dei bambini sotto i 5 anni, il colera e la malaria.
Dati questi problemi e per soddisfare la necessità di acqua, il governo congolese, con il sostegno della Banca Mondiale (BM), ha lanciato il progetto PEMU per aumentare il rifornimento dell’acqua potabile nelle aree urbane del paese. Nel Dicembre 2008 il Consiglio di Amministrazione della Banca Mondiale ha approvato 190 milioni di dollari da stanziare per l’approvvigionamento idrico nelle zone urbane di Kinshasa, Lubumbashi e Matadi , che da sole rappresentano il 72% delle entrate della società. Infatti la società è stata in bancarotta per diversi anni e numerose  attività illegali si celano dietro il suo operato.
Il motivo principale del deterioramento della situazione finanziaria di REGIDESO è che lo Stato non arriva a pagare i suoi conti sull’acqua. L’ammontare di tali fatture non pagate rappresenta più del 40 per cento delle vendite totali dell’azienda.  Si stima che attraverso il progetto PEMU quasi 1,2 milioni di abitanti urbani congolesi avranno accesso all’acqua potabile e vedranno migliorare la qualità della propria vita.
Tuttavia un altro problema è che spesso i cittadini congolesi non arrivano a pagare le bollette, calcolate in modo approssimativo e talvolta con costi troppo elevati per le famiglie congolesi. Nonostante questi buoni presupposti, nell’ultimo rapporto ufficiale  della BM risalente ad ottobre 2011, si legge che il progetto è in ritardo e che la situazione è rimasta pressoché invariata dal 2008 ad oggi. Così la maggior parte dei congolesi fatica ancora oggi a reperire l’acqua e questo ha gravi ricadute sulla loro salute.
Complessivamente si stima che l’80% delle malattie nei Paesi del Sud del mondo sia dovuto alla cattiva qualità dell’acqua. Un cittadino nordamericano utilizza 1.700 metri cubi di acqua all’anno; la media in Africa è di 250 metri cubi all’anno. La Commissione mondiale per l’acqua indica in 40 litri al giorno a persona la quantità minima per soddisfare i bisogni essenziali. Con circa 40 litri noi italiani facciamo la doccia, per gli altri rappresenta l’acqua di intere settimane. L’Italia è prima in Europa per il consumo d’acqua e terza nel mondo con 1.200 metri cubi di consumi l’anno pro capite. Più di noi soltanto gli Stati Uniti e il Canada.
Forse alla luce di queste stime dovremmo tutti renderci conto della sproporzione esistente nel beneficiare di un bene come l’acqua, che non dovrebbe avere proprietari e che è fondamentale per tutti indistintamente. Se vogliamo scongiurare il pericolo di conflitti legati alla reperibilità di acqua dobbiamo cominciare guardando ognuno nel proprio rubinetto e iniziando col preservare con cura un risorsa tanto preziosa quanto vitale.

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