In un villaggio del nord del Guatemala un contadino q’echì ha combattuto la violenza delle multinazionali palmere e oggi raccoglie i frutti di una resistenza durata dieci anni. La storia di Mathias Pop Asig e di chiunque difende con le proprie mani la terra tramandata.
Il primo incontro con Mathias
La prima volta che ho incontrato Mathias Pop Asig già conoscevo la sua storia.
Lo sguardo bonario, la postura tarchiata e curva, un leggero tic delle palme delle mani che ciclicamente strofina l’una dentro l’altra.
Ricordo di aver pensato quanto buffi possano essere gli eroi nella vita vera.
Prima che cominciassimo a piantare i ramoscelli di cacao appena trasportati dal vivaio di AMKA presso la cooperativa Nuevo Horizonte mi prese la mano con le sue dita tozze e la portò a scoprire un ciuffo di alberi alti e forti di pepe selvatico a poca distanza da casa. L’odore pungente dei chicchi di pepe aggrappato a quello umido della corteccia sfregava le narici.
“Hombre questo pezzo di terra l’ho ereditato da mio papà, e lui dal suo”, mi disse con uno spagnolo traballante sporcato con intercalari q’echì e qualche tartagliamento gutturale, “la Chiquibul voleva prendere tutta la terra e piantare la palma africana anche qui… hanno capito presto che non è possibile eh eh”.
La terra e la minaccia
In quelle parole ritrovai brandelli di storie che avevo ascoltato da molti contadini dei villaggi intorno, giù nella vallata dolce del fiume Salinas. Storie che raccontavano di una lotta giusta e della fedeltà incrollabile alla terra tramandata.
Mathias Pop è un contadino q’echì nato e cresciuto tra i montucoli impastati di fango e sudore di Santa Elena del Petén in Guatemala.
Aveva la sua terra e la coltivava con le braccia forti di una famiglia numerosa intorno. Lavoro duro di solco che si apre con l’alba e non lascia riposo fino al tramonto.
Un giorno come tanti cominciano a spuntare ruspe e aratri meccanici nei terreni di confine. Scavano buche larghe come ruote di camion e piantano a perdita d’occhio file di palme buone per fare olio.
La chiamano palma africana e già dal nome si intuisce l’origine figlia della storia.
Dopo le ruspe vengono persone in camicia in sella a jeep scintillanti. Propongono contratti d’acquisto invitanti…
Chi si rifiuta riceve minacce fisiche, vede l’accesso alla propria terra interdetto.
La maggior parte cede.
La famiglia di Mathias non vende.
La scelta di resistere
Nonostante minacce e pressioni di ogni sorta, resta fedele alla legge non scritta che recita l’inalienabilità della terra.
Mathias non lavora per la Chiquibul. Mathias e non ha perso la terra.
Mathias non ha interesse a rischiare la propria vita.
Mathias però è padre e fratello di quella povera gente.
Quando parte la rivolta è in testa alla fiumana di forconi che reclama giustizia.
Intervengono i militari.
Mathias viene arrestato, insieme ad altri quattro compagni.
Viene condannato a un anno di prigione.
In carcere viene pestato a sangue.
Il ritorno a casa
Quando torna nel suo villaggio, ritrova le filare di palma ancora più fitte.
La terra si è fatta sterile, la resa dei raccolti sempre più magra.
Mathias non si scompone.
Si rimette gli stivali di gomma, imbraccia la zappa e torna tra i campi.
E’ lì che lo conosco per la prima volta. È lì che lo trovo quando piantiamo i fusti curvi di cacao nel corso del progetto di resilienza agroforestale con AMKA. È lì che ci salutiamo poco prima di ripartire, con la promessa di ritrovarci un giorno ancora tra quei ramoscelli nella speranza di vederli finalmente lunghi e fecondi.
I frutti della resistenza di Mathias
Oggi Mathias mi videochiama insieme al figlio Mario, cinque anni dopo.
Negli occhi ritrovo un brillio che non avvertivo da tempo.
“Guarda hombre… gli alberi di cacao che abbiamo piantato cinque anni fa stanno già dando frutto…sono come la gente di qui, resistono hombre”.
Chiudo la chiamata e tiro un respiro profondo.
Un filo che lega il peso di ogni lotta, una fiammella che tiene vivo il fuoco di una tenacia tramandata dall’alba dei tempi.
Esiste una piantagione di cacao che ha dato frutto nonostante tutto.
Esiste un uomo in Petén che ha pagato il peso della lotta per ciò che è giusto.
No pasaran. E se non lo faranno è grazie ad ogni singolo Mathias del mondo.
Guglielmo Rapino
