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Finalmente Ubuntu

Un tuffo lungo sei mesi nella terra rossa congolese

Elena e Guglielmo sarebbero dovuti partire a marzo di quest’anno verso i progetti di AMKA in Congo. Le misure sanitarie hanno ritardato la loro partenza o solo qualche giorno fa sono atterrati a Lubumbashi. Seguiranno i progetti di AMKA al fianco dell’equipe locale nei prossimi sei mesi: molti i progetti e i sogni legati a questa permanenza.

È stato un viaggio lungo sei mesi. Saremmo dovuti partire per il Congo a marzo, poi tutto è stato capovolto da un tempo fuori dal tempo e anche i nostri sogni di terra rossa sono stati messi da parte. Nei mesi che sono seguiti abbiamo lavorato ai progetti di AMKA a distanza, vivendo le attività nei villaggi attraverso lo schermo di un computer o la tastiera di un cellulare: la campagna di accompagnamento alimentare a domicilio, il programma di consulenza prenatale, le misure di contenimento del contagio, le necessità di allargare l’unità nutrizionale per ospitare più bambini, l’idea di stimolare le attività produttive attraverso interventi di microcredito. Ogni giorno ci siamo avvicinati un passo di più al lavoro sul campo di AMKA e al sapore caldo della brousse congolese.

La settimana scorsa, finalmente, Elena ed io siamo riusciti a partire e a toccare con mano la sabbia rossa che copre come pioggia ogni angolo di vista. Per me, che ero già stato in Congo come volontario nel 2012, è stato un tuffo delle pupille. Le ceste piene di frutta in bilico tra i capelli, i pieni nudi dei bambini, le nuvole di polvere tra le strade sgangherate, un sole arancio che sembra esplodere al tramonto. Ogni cosa era rimasta immobile in un punto della mia memoria ed è riaffiorata al primo sguardo. Identica eppure completamente diversa, nuova, cambiata, come un amico d’infanzia incontrato dopo anni. I mercatini per le ricariche dei cellulari hanno superato in numero i secchi colmi di bignè venduti dalle mamme, i bambini in città si spaventano poco del nostro colore bianco e agli angoli degli incroci principali campeggiano pubblicità enormi di prodotti per il benessere della pelle. In fondo però si avverte la stessa anima irrequieta e calma lasciata andare otto anni fa e sognata dall’inizio di quest’anno, quando abbiamo programmato la partenza.

Resteremo a Lubumbashi fino a marzo 2021. In questi mesi lavoreremo ad un’attività di monitoraggio e valutazione complessiva dei progetti, dando un riguardo particolare alle aree d’intervento più delicate in questo periodo di estrema fragilità economica, ovvero la lotta alla malnutrizione, l’educazione di base e il rilancio delle attività produttive.

Attraverso la stretta cooperazione con l’equipe locale, fatta di persone di enorme volontà e professionalità, punteremo ad aumentare l’impatto positivo del programma di distribuzione alimentare rivolto ai casi di malnutrizione grave, raggiungendo i piccoli pazienti direttamente nei villaggi; lanceremo un programma di sensibilizzazione sull’importanza di far tornare i piccoli a scuola, dopo che la chiusura anticipata a causa del Covid-19 ha ristabilito l’antica abitudine di vederli lavorare nei campi al fianco dei genitori; infine lavoreremo per creare un’autonomia economica famigliare più stabile, soprattutto nelle famiglie con bambini malnutriti, attraverso attività di formazione professionale e di accompagnamento al lancio di progetti di microimpresa, soprattutto nell’agricoltura. In quest’ultima attività saranno in parte coinvolti anche gli alunni della scuola iscritti alle ultime classi del ciclo primario, così da offrire un’opportunità per conoscere i principi di base del piccolo commercio e dell’attività autonoma.

Alla base di tutte queste azioni c’è l’esigenza di migliorare il sistema di approvvigionamento idrico del villaggio centrale per l’attività di AMKA, Kanyaka. Al momento gli abitanti del villaggio e l’equipe del centro di salute sono costretti a camminare per venti minuti fino al fiume più vicino per caricare le taniche di plastica d’acqua, che viene poi gettata all’interno di serbatoi di raccolta. Questo rende estremamente difficile l’approvvigionamento e abbassa gli standard igienici del servizio sanitario.

Creare un sistema che permetta di avere acqua potabile corrente nelle sale di consultazione e operazione del centro di salute garantirebbe un sistema di cure di livello, secondo standard sanitari elevati e ora più che mai necessari. Inoltre, l’acqua corrente potrebbe essere utilizzata facilmente dalle famiglie nelle attività dei campi, così contribuendo allo sviluppo di un sistema economico locale realmente autonomo e indipendente.

Per raggiungere questo obiettivo, Elena ed io lanceremo presto una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni Dal Basso, aperta a cui chiunque sia interessato/a a partecipare, con donazioni di qualsiasi entità. Ogni centesimo raccolto sarà investito nell’acquisto di una pompa elettrica alimentata a pannelli solari che andrà a sostituire la pompa manuale attualmente non funzionante installata nel pozzo di Kanyaka. AMKA ha già raccolto, grazie al lavoro di donatori e volontari, gran parte della somma necessaria per i lavori. La nostra campagna servirà a coprire l’ultima parte della cifra, pari a circa 3.500 euro. L’obiettivo è di seguire le attività di installazione durante il nostro periodo sul campo e di vedere arrivare acqua corrente potabile nel centro di salute già entro la fine dell’anno.

Dopo mesi e mesi di attesa, siamo finalmente in Congo e i nostri occhi non smettono un secondo di essere pieni dei mille progetti che vedono all’orizzonte. I sorrisi sguaiati dei bambini nei villaggi, gli sguardi fiduciosi delle mamme in fila per la visita medica, le mani ruvide allungate dagli anziani seduti di fronte alle case di fango: essere qui significa imparare costantemente dalla semplicità, scoprire il senso calmo delle cose, aprire gli occhi sul sapore delicato delle relazioni. Ogni piccolo frammento di questa umanità colorata ci spinge a cercare la strada per un benessere condiviso e realmente collettivo. Speriamo davvero che sapremo restituire, insieme, piccole gocce di gratitudine attraverso il nostro lavoro per e con AMKA.

Insieme possiamo dare forma e vita ad una parola che risuona spesso nei villaggi, soprattutto sulle labbra degli anziani: “ubuntu”, ovvero l’essere presenti e vivi solo se lo sono coloro che ci sono intorno.

Il nostro tempo nel cuore dell’ubuntu è appena iniziato. Non vediamo l’ora di assaporarne i frutti, insieme.

Guglielmo

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