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Una Domenica Speciale Al Pato

Una domenica speciale al Pato

È domenica, giorno di riposo totale per noi in Italia, ma non qui, non questa domenica. Questa domenica siamo al Pato, la comunità Ketchi per cui abbiamo fatto una raccolta fondi prima della partenza. Obiettivo della raccolta: sostenere il Pato con un progetto di empoderamiento della donna (“gli orti verticali”) per contrastare la scarsità della terra. Dopo ore e ore di strada sterrata con il microbus dell’immancabile Rony, imbocchiamo una strada minore, ancora più sterrata incredibilmente. È questa. Ci stiamo avvicinando al Pato. Chi della brigada dormiva, si sveglia.

Ci si passa l’acqua per bere qualche sorso per rifocillarsi e prepararsi. Il momento che tanto aspettavo è arrivato. Capisco di essere arrivato perché vedo una folla intorno a me: uomini e donne, grandi e piccoli. I loro occhi cercano di incrociare i nostri sguardi, carpire ogni nostro singolo movimento.

Si apre un varco ad ogni nostro passo. Ci accompagnano dentro un salone con pareti in legno e tetto in lamiera.

Il caldo ci soffoca ma non importa. In quel momento non fai caso al caldo,al sudore. Inizia la riunione. Noi volontari siamo sparsi  tra di loro, loro ci avvolgono. In pochi minuti il salone si riempie. Qualcuno pur di ascoltare si affaccia alla finestra dall’esterno. I bambini giocano al centro del salone. Capisco subito che per loro è un momento speciale. Dopo le presentazioni tradotte per loro in Ketchi, lingua praticamente sconosciuta, Chiara inizia ad elencare i semi che abbiamo portato: pomodori, cetrioli, cipolla, zucchine, coriandolo e erbe varie. Guardo subito i loro volti. Impassibili. Aspettano la traduzione. Con l’orecchio cerco di ascoltare la traduzione in Ketchi, con gli occhi fisso le donne con i gonnelloni, i  bambini e gli uomini. Hanno capito. Iniziano ad esultare. Sorrisi sdentati ma mai visti di così belli. Vedo finalmente il frutto di quelle donazioni, dei lavori e dell’impegno. Qualcuno tra di noi si commuove. Subito dopo inizia una discussione totalmente in Ketchi. Ascolto, non capisco nulla, eppure mi sento uno di loro.

Simone Santalucia

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