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Diario dal Guatemala: racconti di un viaggio, fatto di volti, storie e comunità.

viaggio_guatemala

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“Viaggiare è camminare verso l’orizzonte,incontrare l’altro,conoscere,scoprire e tornare più ricchi di quando si era iniziato il cammino”.

Tra il calore di questa terra che respiro e la bella sensazione di sentirsi a casa , mi fermo per scrivere e condividere con gente che mi conosce, che non sa chi sia Livia, che mi ha sentita e con chi solo ha voglia di perdere due minuti del suo tempo

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Racconto del Guatemala ora,la seconda volta che torno perché proprio questa volta l’ho sentito dentro le vene, quel brivido che pervade il corpo e ti fa sentire viva.
Ho sentito quella forza che solo la storia può darti, ho rivissuto dolori, glorie, stanchezza di gente che si è fermata e ha ripercorso con me quella che è stata la sua storia di guerriglia.

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Respiro la felicità di Nuevo Horizonte di essere la comunità sempre desiderata,la comunità di esempio,la comunità organizzata e che continua ad andare avanti,senza fermarsi.
E mi abbandono ad osservare invece le difficoltà del Pato, altra comunità a due ore da Horizonte, nel sentirsi e concepirsi realmente come comunità. E la loro immancabile forza di cercare un filo di seta che li faccia sentire uniti e capaci di potersi organizzare. L’immancabile timidezza e vergogna delle donne,quella forza nascosta e forse troppe volte sotterrata, i sorrisi e le risate, il sapersi sentire gruppo solo tra di loro, l’avere obbiettivi e progetti in mente. La vita che portano attaccata ai seni e alle braccia, la capacità di quei bambini che fanno sembrare tutto senza problemi e la capacità di lacrime forti che hanno coraggio di uscire nascoste dalla porta chiuse, in un mondo un po’ più libero. E assaporare la felicità degli uomini nel vedere qualcosa di concreto, di vedere i loro campi, il loro lavoro, quello per cui sono felici di essere li, il loro stupore, le domande e il conoscere  cosi bene quella terra cosi calda di voglia di fare, perché non ha tempo di fermarsi, perché deve andare, correre verso la propria vittoria.


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Ho assaporato,odorato e guardato la capacità di potersi opporre,anche solo un poco,per qualcosa che non si è chiesta,della Tecnica,la comunità al confine con il Messico cosi solo conosciuta. La loro prima entrata in un mondo cosi nuovo,grande e delle volte troppo esigente del turismo,ma la fermezza e la tenacia con cui portano avanti idee su quello che vogliono sia il futuro della comunità.


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Mi perdo nelle infinite chiacchiere della giunta,della commissione del turismo, di Mario la sua ospitalità e voglia di farci entrare un poco nella sua vita, farci conoscere la sua famiglia, la sua casa,essere felice di essere li. Felice di inoltrarmi in discussioni su dubbi, domande, proposte e la sua immancabile capacità di saper e voler ascoltare.
C’è chi da tutto questo non avrà capito nulla sul  Guatemala, chi avrà ricollegato luoghi e persone, chi ha saputo capire le mie emozioni e chi pensa che io e la capacità di raccontare non camminiamo sulla stessa strada.

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Ma questo è l’unico modo con cui so raccontare il mio viaggio.
Un viaggio in cui mi sono persa, mi sono lasciata trascinare da parole, da storie immaginate,volti disegnati.
Un viaggio in cui ho ritrovato pezzi di me, dimenticati in una città che forse ha perso un po’ l’importanza della condivisione.
Un viaggio che non finisce, che apre occhi,narici e cuore, un viaggio che si porta sulle spalle e che non si ferma qui.

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E allora grazie per le persone conosciute,salutate,con cui ho parlato per ore,per minuti,con cui ho scambiato sorrisi,lacrime,parole. Grazie alla persone che mi hanno fatto ritrovare la voglia di rivoluzione e la forza di andare avanti.

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“que les  vaya bien compañeros”
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