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Congo, Vaccini E Stelle

Congo, vaccini e stelle

I tre giorni della campagna vaccinazioni con AMKA sono stati dei giorni intensi e felici. Ogni volta che l’auto passa sotto la sbarra del péage si apre un paesaggio caratteristico: una distesa di terra rossa ed alberi che subito ci fa capire che stiamo andando nella cosiddetta “brousse”. La brousse è l’area rurale che viene dopo la città: una sorta di “campagna” dove l’aria si fa più sana ma la vita diventa più difficile. Dopo alcuni chilometri si arriva a Kanyaka, il centro di salute di rifeimento, dove sono conservate le scorte di vaccini e l’infermiere Jean Paul e la nutrizionista Karil si aggiungono all’ormai stretto fuoristrada. Poi si riparte alla volta dei villaggi più lontani dalla strada principale , e allora ci si addentra nelle strade sterrate e piene di buche dell’entroterra. La scomodità dell’auto però si scioglie subito al passaggio nei primi villaggi, dove bambini e adulti si fermano un attimo al rumore del nostro arrivo per girare lo sguardo e salutarci con un sorriso. Quale ringraziamento più soddisfacente di questo? Quale miglior risultato per l’associazione? 

Finalmente arriviamo,villaggio dopo villaggio, e incontriamo mamme pronte ad informarsi per la salute della loro famiglia. Lo sforzo dei volontari nel comunicare concetti di salute molto importanti è lodevole, e la loro simpatia fa sorridere tutti. E’ bello vedere i sorrisi delle mamme che ci ringraziano per essere stati lì con loro, e con tanta carica si riparte per il prossimo villaggio.

Passando con l’auto si vedono chiaramente le condizioni di vita dei villaggi, le cui case non sono altro che quattro mura e un tetto di paglia. Io tra qualche giorno rientrerò a casa e tornerò a cucinare nella mia comoda cucina, a dormire nel mio comodo letto e ad utilizzare il mio comodo bagno, ma loro? Loro non rientreranno in Italia con me, e continueranno a cucinare fuori casa, a dormire su stuoie di rafia e a non conoscere cosa sia una toilette. 

Uno dei più bei ricordi che porterò a casa da questa esperienza, però, è stato quando ho visto da più vicino la scomodità della brousse, cioè quando per una serie di impreviste conincidenze ci siamo dovuti fermare per la notte a Kanyaka. Abbiamo mangiato il fufu cucinato su di un bracere fuori casa e non avevamo acqua pulita da bere o per lavarci le mani, ma  a noi bastava guardare in alto. Solo chi ha visto il cielo di notte in posti come questo potrà capire. Non esiste al mondo cielo più ricco di stelle. Che notte speciale. Che accoglienza speciale. Ancora non so se mi abbiano scaldato il cuore più il sorriso dei bambini o le stelle di quel cielo.

Letizia Pirolo

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