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CONGO RD – Kivu: la guerra nella “Svizzera dell'Africa centrale”

(Agenzia FIDES) 31 ottobre 2008. Il Kivu è una regione di 256mila km2 nell’est della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire, ex Congo belga) che prende il nome dal lago Kivu che, con una superficie di 2700 km² è uno dei grandi laghi africani. Il Kivu confina con il Rwanda, il Burundi e il lago Tanganika (Tanzania). La regione è divisa dal punto di vista amministrativo in Nord Kivu (il cui capoluogo è Goma, dove si concentrano gli scontri di questi giorni) e in Sud Kivu, con capoluogo Bukavu.
I due Kivu sono stati definiti la “Svizzera dell’Africa centrale” per la ricchezza del loro sottosuolo (oro, diamanti, coltan, uranio, niobio, cassiterite, ecc.. vedi anche Fides 14/3/2007) e il potenziale forestale, agricolo, idrico ed energetico (petrolio e gas sotto i laghi Kivu e Tanganika).
Bisogna partire dalla presenza di queste ricchezze per comprendere la ragione delle guerre che dal 1994 attanagliano la regione, perché il cosiddetto conflitto etnico appare una motivazione pretestuosa e fuorviante. come scrivono i missionari di Pace per il Congo in un documento inviato a all’Agenzia Fides: “i tutsi e gli hutu sono oggi rappresentati in tutte le istituzioni politiche sorte dalle elezioni, lavorano nelle imprese pubbliche e private e nelle organizzazioni umanitarie allo stesso titolo che le altre etnie del Congo e avviene in tutte le province del Paese. E ci si può rallegrare nel vedere ricostruirsi i legami di amicizia tra i bambini, gli alunni tutsi e quelli delle altre etnie del Paese”.
La storia recente. Il Kivu è sempre stato terra d’immigrazione per le popolazioni (sia hutu sia tutsi) provenienti dal Rwanda. Nel 1994 le milizie hutu interahamwe, responsabili del genocidio rwandese, si rifugiano nel Kivu, da dove iniziano a compiere incursioni in Rwanda, dove era andato al potere un governo formato in gran parte da tutsi provenienti dalla diaspora dell’Uganda.
Accanto ai miliziani e agli ex appartenenti all’esercito regolare rwandese vi erano centinaia di migliaia di civili che si erano rifugiati nell’allora Zaire, per sfuggire alle rappresaglie. Nel 1996 l’esercito rwandese attraversa la frontiera con lo Zaire per cacciare le milizie interahamwe e appoggiare una coalizione di ribelli congolesi capeggiati da Laurent Desiré Kabila (il padre dell’attuale Presidente Joseph Kabila). Questi ultimi si impadroniscono del potere dopo aver cacciato l’ormai morente Maresciallo Mobutu, il padre-padrone del Paese dal 1965. Kabila padre diventa Presidente e rinomina lo Zaire “Repubblica Democratica del Congo”. Nel 1998 scoppia una nuova guerra tra il Congo (appoggiato da Angola e Zimbabwe), il Rwanda e l’Uganda. Il conflitto ha l’epicentro nel Kivu, dove i contendenti appoggiano gruppi di guerriglia locali. Tra questi vi è il Raggruppamento Congolese per la Democrazia (RCD), dal quale fa parte Laurent Nkunda. Dopo una serie di negoziati si avvia il processo di pace che porta a libere elezioni nel 2006 (vinte da Joseph Kabila che ha sostituito il padre, assassinato nel gennaio 2001). L’RCD diventa un movimento politico ed i suoi uomini dovrebbe essere integrati nel nuovo esercito congolese. Nkunda, nominato generale dell’esercito regolare, rifiuta però di obbedire agli ordini e con una parte degli effettivi dell’RCD crea il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP). Nkunda afferma di volere difendere la popolazione tutsi congolese dalle milizie hutu interahamwe ancora presenti nell’area. Il Rwanda, con la stessa motivazione, appoggia Nkunda (in realtà sono anni che queste milizie hanno cessato gli attacchi contro il territorio rwandese). Nonostante l’accordo di pace di Goma (gennaio 2008), firmato anche da Nkunda, che doveva avviare il programma “Amani” per riportare la pace nel nord Kivu e la presenza di 17mila caschi blu della Missione dell’ONU in Congo (MONUC), la guerra è ripresa, più violenta di prima.
Nkunda ha ora denominato la sua formazione militare “Movimento per la Liberazione Totale del Congo (MLTC)”, lasciando intendere un cambio di strategia. Scrive “Pace per il Congo”: “Il vero progetto di Nkunda potrebbe essere quello della destabilizzazione dell’intero Paese attraverso la guerra, con tutte le sue conseguenze: 1.200.000 sfollati nel Kivu, costretti a vivere nelle condizioni più miserabili, in modo da indebolire e stremare le varie popolazioni del Kivu, per metterle nelle condizioni di accettare la creazione di un nuovo Stato” le cui risorse minerarie ed energetiche sarebbero sfruttate da chi, con ogni probabilità, sta finanziando questa nuova guerra.

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