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“Chi te lo fa fare?”

Questa la domanda che mi sono sentita rivolgere più frequentemente prima di partire.
Catapultata in una realtà affascinante e surreale solo ora posso provare a dare una risposta.
“Chi te lo fa fare?”
L’entusiasmo e gli occhi grandi di bambini che sono ancora in grado di costruire una palla fatta di stracci e una macchina con una bottiglietta di plastica; bambini che crescono in fretta e che sorridono tanto.
L’incontro con credenze, tradizioni e usanze che talvolta fanno sorridere, talvolta spaventano e vanno al di là della mia comprensione.
Le interminabili attese e i lunghi tempi congolesi in un mondo che sembra immobile ma è in continuo movimento, negli autobus, nei villaggi, lungo le strade percorse da biciclette cariche di legna e carbone.
La dignità di una realtà dove tutto richiede il doppio della fatica per essere portata a termine.
Lo stupore, la curiosità e l’ilarità che un musungo (uomo bianco) suscita nelle vie, nei negozi, sui taxi.
Le immense contraddizioni di un paese ricco di risorse dove ancora si muore di fame, un paese che produce energia elettrica dove si vive prevalentemente al buio.
La rabbia che viene nel constatare che in questo posto la spazzatura si brucia nel giardino di casa, che si muore continuamente di malnutrizione, di malaria e AIDS, che la corruzione orienta e dirige gran parte delle faccende quotidiane.
L’accoglienza di persone che hanno poco e condividono tanto.
Il piacere di perdersi in un mercato che sembra un labirinto e di festeggiare la vittoria di una squadra di calcio con sconosciuti.
Il verde della malachite lavorata dagli artisti della Ruashi, il rosso della polvere dei villaggi, i mille colori dei pagne delle donne che contrastano con il nero delle scorie di rame della Jecamin.
Lo sforzo di un equipe che crede in un cambiamento lento ma concreto e durevole e si impegna in progetti di sviluppo che si scontrano con infiniti “cambi di programma”.
Ecco, ora so bene cosa me l’ha fatto fare…con la convinzione che le parole possano rendere solo parzialmente sensazioni, emozioni, luci, colori, sapori e odori di un esperienza così intensa.
Michelle
 

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