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ASCOLTO E CONFRONTO: CRONACA DI UNA GIORNATA A BASTOGI

Oggi siamo a Bastogi, quartiere della periferia romana del XIII municipio, noto alle cronache per essere uno dei luoghi su cui pesa maggiormente il peso dell’emergenza abitativa della capitale.

Con me c’è Monica, progettista di AMKA, e Yasmin, responsabile di ECPAT; le nostre associazioni stanno gestendo insieme uno sportello di ascolto e di orientamento socio-sanitario, nell’ambito del progetto “Santa Maradona”, ideato da Aurelio in Comune, realizzato in collaborazione con Action Diritti in Movimento, AMKA Onlus, Ecpat Italia Onlus e Nonna Roma, e finanziato dal programma Periferia Capitale della Fondazione Charlemagne.

E’ una mattinata tranquilla, piove e il quartiere sembra avvolto in una bolla di serena tranquillità. Ad aspettarci ci sono Silvia e Donatella, due suore che vivono qui da più di vent’anni e che hanno fatto della loro presenza stabile a Bastogi una vera e propria missione di vita. I loro sorrisi e la loro accoglienza sono come sempre carichi di un’energia difficile da descrivere a parole, perchè è una sensazione che arriva diretta alla pancia e ti dona la certezza immediata di trovarti in un luogo sicuro, al riparo da tutto quello che c’è là fuori.  Ci prendiamo un caffè insieme, a tavola con noi c’è il maestro della scuola e una signora con gli occhi tristi che abita in una delle minuscole case del Residence; la cucina di Silvia e Donatella è il rifugio di tante persone che vivono o che frequentano il quartiere per ragioni diverse, qui non esistono giudizi, né pregiudizi, tutti possono sedersi, tutti possono trovare quella comprensione che fuori da queste mura sembra non esistere.

Lo sportello di ascolto e orientamento, tenuto da Yasmin e Monica, ha lo scopo di conoscere e affrontare le problematiche della sfera socio-sanitaria delle persone che vivono ai margini di questo quartiere, composto da appena 6 palazzoni e 2.000 anime. Il primo ad arrivare è un signore poco più che sessantenne; è un volto noto al Residence, tutti lo conoscono eppure è terribilmente solo, solo a gestire una malattia che avanza, a barcamenarsi tra ricette e ricoveri in pronto soccorso, solo a confrontarsi con medici che sembrano parlare una lingua diversa, solo a fare i conti con un passato troppo ingombrante. Ha bisogno di cure, ma trascura il suo stato di salute, non prende le medicine e non effettua controlli; non è l’unico qui ad avere questo atteggiamento di passività verso la malattia che progredisce, perché se una patologia cronica non è mai semplice da affrontare, ammalarsi nella povertà è una vera sciagura.

Poi è la volta di una giovane donna che ogni settimana viene a raccontarsi e a cercare supporto, immigrata dall’est non ha trovato in Italia quello che aveva sempre sognato. Un marito violento e una famiglia che fa fatica a tirare avanti, i figli che vanno male a scuola e questi professori che non provano a capire da dove viene il disagio, da dove viene la rabbia, da dove viene la mediocrità.

E’ un viavai continuo di persone che trascorrono le giornate a rincorrere gli assistenti sociali, gli impiegati del comune, i medici di base e chiunque possa offrire loro la speranza o la possibilità di migliorare un pochino una condizione che sembra destinata alla stagnazione. Scopro così che molte persone a Bastogi non sanno leggere, non sanno scrivere, prendere un autobus, decodificare una ricetta medica o qualsiasi comunicazione formale e mi scontro con un analfabetismo scolastico e funzionale che mi lascia scossa e inebetita. Ed è così che il mondo diventa piccolo piccolo e tutti quei temi e quelle dinamiche che ogni giorno affrontiamo con i nostri progetti di cooperazione, per le comunità più povere del mondo, sono qui, a due passi da noi, nitide davanti ai nostri occhi impreparati.

In poche ore ci passano davanti tante storie, tutte diverse eppure tutte simili.

Povertà, rassegnazione, solitudine, rabbia, paura, speranza: ogni sguardo che incrocio contiene un pezzetto di queste emozioni.

Vedi Alessandra, da quando avete aperto lo sportello qui a Bastogi, si è aperto anche uno spiraglio per tante persone. Qui la gente ha bisogno di essere accompagnata anche nelle cose più semplici, hanno bisogno di qualcuno che possa assisterli nelle pratiche burocratiche, di qualsiasi tipo, voi dovete andare avanti perché veramente state facendo un buon lavoro”. Le parole di Donatella, chiare e decise, sono importanti per noi perché riconoscono un valore al nostro ruolo, un valore che è più grande di quello che noi stesse avevamo attribuito alla nostra presenza, alla funzione del nostro sportello.

Rifletto a lungo sulle parole di Silvia e Donatella e, anche grazie a loro, dopo questa giornata trascorsa a Bastogi porto con me una rinnovata consapevolezza: non esiste realtà che non possa essere cambiata, non esistono persone cattive, devianti, violente. Quando cresci ai margini della società subisci, dalla nascita, delle condizioni che non hai scelto ma che si piantano come radici nella tua vita e fanno della tua esistenza quello che vogliono. Il cambiamento è necessario, ma non è automatico, richiede tempo, tanto tempo, perseveranza, collaborazione. Impegnarsi per favorire il cambiamento è dovere delle istituzioni, della politica, delle realtà associative, di noi di operatori del terzo settore, è dovere di ogni singolo cittadino.

Alessandra Castellani

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