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Una finestra sulla libertà delle donne

Leggo qui e là, tante informazioni e tante parole ma tra le righe del monitor che scorrono tra una finestra che si apre e un’altra che chiudo forzatamente, con un pizzico di rabbia  mi colpiscono le  parole energiche di Michelle Bachelet , Direttrice Esecutiva di di UN Women –“E’ ora di rendere la promessa dell’ uguaglianza una realtà effettiva”
Non hanno uno spessore comunicativo particolare queste parole o un senso nuovo e diverso dalla lotta che da anni accumuna milioni di donne ma sono parole di coraggio  e di concretezza. Sono anche parole stanche e logore per chi come le donne africane affrontano ogni giorno il peso di un mondo che cambia e che cercano di sostenere sulle schiene curve. Ma è lo stesso mondo che tengo in alto  con il quale non possono interagire.
Se rileggo le parole di Michelle, ho la sensazione banale che se le pronunciassi ad una delle donne congolesi che vivono nei villaggi dove AMKA opera, otterrei solo un tacito sorriso di consenso mischiato a pietà che quasi mi toglierebbero il fiato. Lo sguardo profondo della donna mi direbbe:” si molto bello , sono belle parole ma a che servono? Cosa posso farne? Io sono qui e l’uguaglianza non l’ho mai vista e cosa cambierebbe ? Come si può e per quale obiettivo lontano potrei volere la mia uguaglianza?” Forse è inconsapevolmente d’accordo con me ma ora si avvia per tornare al villaggio.
Allora mi domando : Perché? E’ questa la strada giusta , quella che  compare nei rapporti dell’ ONU , nelle Conferenze mondiali o negli Obbiettivi del Millennio; ma allora  perché ho questa sensazione.  Poi mi siedo e credo sia normale, provo a guardare da lontano giocando a fare lo storico per vedere i cambiamenti più lenti che hanno attraversato questo secolo e che dividono e intersecano le storie. Quella delle donne è stata una grande rivoluzione, lasciando lo spazio giusto al femminismo senza eccessi,  molte sono le conquiste se l’Africa di oggi ha delle rappresentanti nella classe politiche e in quei posti di lavoro consacrati da sempre agli uomini. Moltissime sentenze nazionali e internazionali hanno in questi anni sancito diritti da sempre inesistenti. E ‘ un sogno vedere nelle elezioni file di donne colorate che attendono per il loro voto e per il loro Paese e molte altre le conquiste visibili e quelle invisibile dalla lente dell’ Europa.

La mia mente considera tutto questo una grande vittoria mentre continuo a cercare nel  web  e mi rassicuro  però quella sensazione non passa, banale e intensa continua a suggerirmi che la realtà con la quale operiamo è diversa, è ancora lontana. Le ragazze delle nostre scuole non hanno la stessa possibilità di frequentare le scuole che hanno i ragazzi, molte di loro lasciano perché incinta o perché prossime al matrimonio, le loro mamme sono analfabete e la maggior parte di loro rischia la vita durante il parto perché non ci sono strutture che possono accoglierle. Con questo lottiamo ogni giorno  nel nostro centro di salute! Le donne partono alle cinque quando il sole è tiepido e l’alba è solo uno sfondo che ancora non scalda, coltivano curve i campi sui quali non hanno diritti , non esiste per loro il concetto di proprietà.

Continuo a pensare e non è questo che mi da quella banale sensazione. E’ la discriminazione, la violenza, empowerment come obiettivo ma in realtà quello che mi fa arrabbiare è il potenziale sprecato, quanto quelle donne possono dare, migliorare, posso essere la forza per far rialzare il Paese sempre senza gli eccessi di volerne l’esclusiva una volta conquistata l’uguaglianza.  Rappresentano uno stimolo per la qualità, la salute, sono la forza lavoro , sono la sostenibilità demografica e sono economica.

Chiudo le finestre aperte nel monitor e mi rassereno al solo pensiero di lavorare ancora una volta con le donne dei villaggi della zona di Mabaya, per il microcredito, per la sensibilizzazione nelle scuole, per la sanità e  per il loro  cambiamento;  per far sì che anche loro abbiamo la libertà di scegliere.

 Elisa Mannarino

Questo articolo ha un commento

  1. Io invece mi domando come mai si legge sempre sul tema dell’uguaglianza come di qualcosa che deve arrivare da fuori! Dobbiamo crearla noi, la donna é responsabile in gran parte della cultura di un popolo perché e’ madre e maestra. Inoltre l’associazione Africa-discriminazionefemminile é una generalizzazione, non tutte le etnie sono patriarcali.

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