La biennale di Lubumbashi è il più grande evento artistico e culturale della Repubblica Democratica del Congo. Quest’anno abbiamo avuto il piacere e l’onore di partecipare a questa importante iniziativa esponendo l’opera condivisa “Tamani” frutto del lavoro della nostra volontaria Martina Basconi, in collaborazione con i bambini delle comunità di Mabaya.
Il lavoro di Martina e gli obiettivi del progetto in collaborazione con AMKA
Nell’estate 2023 Martina Basconi, insegnante delle discipline artistiche, artista e arte terapeuta, ha sostenuto come volontaria i progetti educativi di AMKA. Dall’esperienza di Martina è nato un progetto, realizzato nelle scuole dell’area di Mabaya: un percorso laboratoriale dove l’arte, la creatività e il gioco sono diventati gli strumenti per accedere e sviluppare la capacità immaginativa, l’espressione del sé, le conoscenze matematiche e linguistiche di base.
Con quali obiettivi?
- proporre una didattica laboratoriale attraverso i linguaggi e gli strumenti dell’arte, dando la possibilità di fare esperienza diretta agli alunni e agli insegnanti dei villaggi su come funziona il processo creativo;
- realizzare opere d’arte condivise per mettere in dialogo diverse realtà e dar voce alla potenza emozionale del gruppo;
- formare gli insegnanti verso nuove strategie educative da poter inserire nel loro piano didattico e svelando loro le istanze pedagogiche.
La metodologia: il coinvolgimento dei bambini e degli insegnanti
ll progetto “ Educare alla creatività e alla bellezza” è partito dagli elementi principali della grammatica visiva: linee, forme e colori che hanno avuto un duplice ruolo in quanto strumenti base per la conoscenza del linguaggio dell’arte ma anche spendibili per apprendere conoscenze didattiche.
Si è dato ampio spazio alla sperimentazione creativa attraverso i linguaggi e le tecniche dell’arte visiva, l’attività d’illustrazione libera, la narrazione e la drammatizzazione. Ogni bambino è divenuto attore protagonista con la sua personalità e con i suoi talenti ma allo stesso tempo ha cooperato con l’altro realizzando opere d’arte condivise attraverso un dialogo non verbale.
La creatività e la condivisione sono state le protagoniste indiscusse di tutte le attività proposte poichè i nuovi studi della pedagogia dimostrano che le attività creative sviluppano la fantasia, l’immaginazione e l’espressione del mondo emozionale, mentre la condivisione nella pratica del fare arte permette di mettere in dialogo la personalità creativa di ogni partecipante con l’altro. Come in un coro, le voci vengono armonizzate da uno spartito comune senza mai perdere l’unicità del singolo ma, anzi, rafforzandola. L’opera d’arte condivisa diviene quindi, la testimonianza tangibile di un percorso d’espressione e inclusione: insieme si può creare bellezza e raggiungere ciò che sembrava impossibile.
Il progetto è stato rivolto anche agli insegnanti locali attraverso giornate di formazione teorica e laboratoriale. Hanno fatto esperienza diretta di alcune delle iniziative che sono state portate ai loro alunni per comprendere in profondità che cosa accade nel processo creativo libero dove, per esempio, l’errore è un punto di forza, il punto di vista nella rappresentazione può cambiare in ognuno per via delle diverse personalità, il segno racconta, il colore porta bellezza.
Con stupore, gli insegnanti hanno acquisito le metodologie con cui si può insegnare il fare arte come strumento di supporto alla didattica tradizionale e, allo stesso tempo, veicolo di conoscenza ed espressione del tessuto emozionale di ognuno.
L’opera condivisa esposta alla Biennale di Lubumbashi: Desiderio = Tamani
L’opera d’arte condivisa “Tamani” è il risultato di un percorso laboratoriale sperimentale svolto presso la scuola primaria del villaggio di Mose, con oltre 50 bambini.
Per un’intera settimana i bambini hanno lavorato sul concetto di Desiderio attraverso un gomitolo di filo rosso che li ha guidati e accompagnati in diverse attività. Dal circle time dove ognuno ha dato un nome al proprio desiderio alla tessitura di un arazzo tra lanci e nodi. Quel gomitolo, si è poi trasformato in oggetto parlante: è diventato l’amico a cui raccontare la propria storia ad alta voce e da regista ha scritto un copione condiviso drammatizzato con parole, gesti e danze.
Giorno dopo giorno la matassa di filo si è dispiegata assumendo diversi ruoli e forme, sempre alla ricerca di un sentimento sognante, un viaggio verso una direzione oltre le attività quotidiane, verso qualcosa che non c’è ora ma che si può raggiungere.
Mappe, segni, forme, tagli di un semplice filo rosso che descrive luoghi interiori, uno spazio invisibile ma presente in ogni bambino.
Portare la magia della pratica dell’arte a tutti e là dove non c’è, consente di sviluppare nuovi orizzonti ed attraverso metodologie strutturate permette di educare alla creatività e alla bellezza.
L’arte ha un valore terapeutico, educativo e rivoluzionario e può generare una trasformazione nel singolo e nella comunità.
Portare l’arte dove manca il necessario: una sfida e una responsabilità
Nella Repubblica Democratica Congo manca il necessario, eppure Martina è riuscita a portare un progetto innovativo, artistico e creativo, con queste parole ha raccontato il senso della sua esperienza:
“Ero partita con un grande obiettivo ed è quello che, tutt’ora, voglio perseguire: portare l’arte dove non c’è, dove non vi è la possibilità di accedervi.
Non posso nascondere che portare l’arte in Africa è stato un grande paradosso in quanto i bisogni sono altri. Il Congo è un Paese dove una persona su cinque muore di fame, la malnutrizione è altissima e la sanità è quasi assente. Eppure, anche in questi luoghi serve bellezza. La bellezza ha un valore terapeutico, anche in queste situazioni.”
