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Da Lubumbashi

E così questa sarebbe l’Africa? I miei primi trenta giorni congolesi mi hanno suggerito finalmente la risposta: grazie a Dio no! E non perché i villaggi del Katanga non accechino dalla bellezza. L’Africa, come scrive Kapuscinski, è un’entità fittizia. E’ una mera convenzione. L’Africa in realtà non esiste. Esistono infinite “Afriche”, una delle quali, soltanto una, vive qui, a Lubumbashi e nei villaggi al confine con lo Zambia. Non avrei mai immaginato di potermi innamorare in questo modo. Eppure la teoria la conosco alla perfezione. So che l’amore quando arriva passa tra le serrature delle porte e non c’è modo di sbatterlo fuori. Tuttavia mi ero portato nel bagaglio (arrivato con una settimana di ritardo) 2 o 3 litri di scetticismo spazzato subito via dal colore della terra e da tzunami di allegria. Scrivere è palestra per metabolizzare. Mi sorprende la gioia delicata di questa gente. Una gioia che paradossalmente (o forse no) sembra essere direttamente proporzionale alla povertà. E di povertà qui in Congo ce n’è un mare immenso. Onestamente pensavo di aver abbandonato l’idea dell’occidente infelice e crudele e di un’arcadia presente “solo” nei paesi in via di sviluppo. Eppure il Congo mischia le carte in tavola e mette tutto in discussione. Lo fa con una leggerezza disarmante e con passione invincibile. Arrivare con la jeep a Mataba, dove AMKA porta avanti progetti di microcredito, è un’esperienza unica. I bambini sporchi e infiniti e il sorriso delle donne distoglierebbero dal pensiero del suicidio anche il più depresso tra gli uomini. Ma non voglio parlare dei “soliti” sorrisi africani. Voglio parlare di me. Il lavoro, la condivisione, il sudore mischiato alla serenità, rappresentano un’occasione di crescita irripetibile. Abbracciare la diversità, mangiare con le mani (tra l’altro utilizzare le posate mi sembra ogni giorno di più come farsi la doccia con l’impermeabile) sono quotidiani esercizi relazionali. Credo davvero che la relazione venga prima dell’azione e questo AMKA lo ha capito perfettamente. Chiaramente l’ottica di intervento promozionale/relazionale è la più faticosa ma, in fin dei conti, non è soltanto la più etica ma anche la più produttiva. Tutto questo mi sta lasciando questa parte di Africa: felicità, voglia di lavorare e riflessioni culturali. Se la biodiversità è fondamentale per la sopravvivenza del pianeta la diversità culturale è vitale per la nostra salute mentale. E Dio solo sa quanto questa gente sia diversa da me. AMKA rispetta la differenza. Lo sto vedendo sul campo. Il nostro obiettivo è chiaramente quello di migliorare le condizioni di vita della popolazione congolese. Cerchiamo però di farlo in punta di piedi, senza suggerire bisogni di cui non si ha bisogno e imparando dalla diversità. Le giornate sono incredibilmente lunghe eppure vanno via come lampi. A volte, la notte, “i poveri non mi lasciano dormire”, ma, il più delle volte, solo perché mi tengono sveglio con la loro allegria.
Alessandro Di Battista

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