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Sia in Congo che in Guatemala, i paesi in cui lavoriamo dal 2001, nel marzo scorso sono state imposte delle radicali misure di contenimento della diffusione della pandemia. Il blocco totale degli spostamenti e dell’economia è durato più di 4 mesi. Al termine di questo periodo abbiamo trovato la popolazione in ginocchio. Il lavoro già precario ed estemporaneo è diventato inesistente, le catene di approvvigionamento si sono bloccate, i bambini non potendo frequentare la scuola sono tornati al lavoro nei campi e nelle miniere, i casi di malnutrizione sono saliti notevolmente. La situazione in Guatemala si è ulteriormente aggravata negli ultimi giorni a causa dei devastanti danni provocati dall’uragano Eta.

La pandemia ha distrutto tutto, lì dove c’era povertà e precarietà oggi c’è disperazione, paura, fame.

Non abbiamo tempo di progettare il futuro, il futuro è oggi.

La nostra priorità in questo momento è garantire degli interventi immediati per consegnare derrate alimentari alle famiglie, monitorare e curare in fretta i bambini denutriti e malnutriti, sostenere la piccola imprenditoria rurale femminile per generare reddito e sostentamento per le famiglie in tempi brevi.

Senza il tuo aiuto nessuno di questi interventi sarà possibile. Sostienici con una donazione e, insieme, garantiremo assistenza IMMEDIATA a chi ha più bisogno.

Nell’augurarti un felice Natale vogliamo condividere con te la storia di Céline, raccontata dal nostro volontario Guglielmo.

Cèline è arrivata al centro di salute di Kanyaka quando ormai la stanchezza, provocata dalla malaria, le aveva prosciugato il colore dalle guance.

Piccola come un cesto di frutta, è entrata avvolta nella fascia colorata della mamma, legata alla sua schiena. È bastato uno sguardo al dottore per cogliere lo stato avanzato della malaria. La stanchezza, la difficoltà nel rispondere agli stimoli, la fronte calda e bagnata di un sudore denso: tutti segnali fin troppo evidenti per chi è abituato a convivere quotidianamente con i segni tragici della malattia più diffusa nell’area.

Olga, l’infermiera di turno, ha immediatamente eseguito una trasfusione del sangue, applicando alla piccola mano molle l’ingresso della farfalla per lasciare entrare il liquido. Il silenzio ovattato del centro di salute è stato rotto da un solo, breve, gridolino. Un istante, poi Cèline è ricaduta nella sua placida stanchezza mentre la flebo della trasfusione cominciava a donare nuova linfa al corpicino soffice.

Sarebbero bastati un paio di giorni in più e probabilmente sarebbe stato troppo tardi. La mancanza di un sistema immunitario forte, la malnutrizione e la debolezza cronica, fanno sì che la malaria avanzi più velocemente fino a diventare letale. Per questo il presidio sanitario di AMKA è aperto giorno e notte, garantendo accoglienza e cure di base a chi ne ha bisogno, a qualsiasi ora.

Il centro di salute è un luogo accogliente e il personale di AMKA è estremamente professionale. Tuttavia, chi è abituato agli standard occidentali si rende conto delle tante mancanze strutturali e strumentali che pesano sul centro e sulle cure che esso è in grado di offrire alle persone che ne hanno bisogno.

Ora Cèline riposa sul lettino del reparto, ignara e tranquilla. Aspetta l’ultima trasfusione prima di tornare a casa. Le guance hanno ripreso colore e il petto non oscilla più per l’affanno, seguendo finalmente un battito calmo.

AMKA, insieme al personale del centro di salute, continuerà a lavorare perché bambini, come Cèline, possano trovare un luogo sicuro dove ricevere cure. L’obiettivo è quello di aumentare ogni giorno la qualità del servizio, soprattutto in questo periodo in cui, a causa della crisi, i casi di malnutrizione sono vertiginosamente aumentati. Nessun obiettivo è raggiungibile per noi senza il supporto dei nostri donatori, oggi più che mai.

Siamo lontani, ma poi non così tanto. Le guance di nuovo scure di Cèline ce lo ricordano in ogni istante.

Guglielmo Rapino

Volontario di AMKA

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