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Il Congo che mi sorprende…

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michele

Sorprende subito il territorio africano, stiamo per arrivare a destinazione e già è tutto nuovo. Mi guardo intorno per osservare ciò che ho sotto di me, poco prima dell’atterraggio colpisce la mia attenzione la superficie della pista..ha un po’ le sembianze dei nostri sampietrini, vabbè incrocio le dita per l’atterraggio.

Mi trovo a respirar aria d’africa, percepisco un senso di libertà, sceso dall’aereo, niente più curiosità, domande, dubbi per la mente, solo voglia di star là e vivere questa esperienza fuori dalla quotidianità, proprio quello che volevo.


Anche se tutto nuovo, nulla mi sembra strano..le mie abitudini sono rimaste a casa, non ho in mente paragoni, si prende tutto quello che succede; vedere l’ambiente di città cosi ‘grezzo’, sembra quasi in uno stato di abbandono, usciti dall’aeroporto le persone mostrano curiosità nel vedere noi bianchi; chi sorride, chi saluta, chi ci fissa lo sguardo addosso con aria incredula, è una sensazione nuova ma siamo tutti contenti di esser là tra loro. E’ una sensazione strana esser qui, c’è un po’ di disordine, ma si nota come la fretta e la frenesia qui proprio non trovano spazio..è questa l’Africa?! Appare tutto molto più tranquillo, più lento..hanno un ritmo di vita decisamente più blando del nostro, mi piace cosi.

Siamo tutti eccitati dall’idea di viver questa esperienza, siamo convinti che faremo bene e che il nostro lavoro avrà un significato, l’aiuto dei membri di Amka Katanga è fondamentale, vivono anche loro nel ritmo soft della vita africana e il tentativo di forzare i tempi spesso risulta vano..a ognuno il suo tempo, insomma, ma il loro lavoro giornaliero è davvero un forte contributo per far rialzare il Paese. Prender parte alle attività nei villaggi ha dato modo a me e a chi non se ne rendesse conto ancora, che ci sono realtà lontane da noi che forse neanche col pensiero sarebbe possibile immaginare.. Ho messo piede in quei villaggi, dove la gente ti sorride e ti saluta quando ti vede passar per la loro strada, dove i bambini ti corrono incontro per prenderti la mano, dove le case sono fatte di terra e i tetti di paglia, dove l’acqua è un bene raro e dove un pasto può anche essere un semplice topo di campagna. E’ forte l’immagine di quei bimbi che non hanno nulla, che vivono in condizioni igieniche pessime e la loro salute versa in condizioni peggiori, ma sorridono nel vederti in mezzo a loro, ti vedono scattar loro delle foto e non ti lasciano più andar via..chissà cosa pensano nel vedere la propria immagine impressa nelle fotocamere, sicuramente lo trovano divertente, li attira molto vedere l’uomo bianco far loro delle foto e noi ci divertiamo con loro nel fare quelle che per me saranno gli scatti più belli che abbia mai realizzato.

Il pensiero più insistente dopo i primi giorni in Congo è stato di non aver avvertito lo stacco dalla vita europea, un po’ come se non fossi mai partito, come se non fosse un disagio cambiar stile di vita..mi sono sentito come a casa mia, tutto diverso, altro tipo di vita, di giornate ma le sensazioni cosi positive vissute là hanno prevalso su qualsiasi difficoltà; usare i secchi d’acqua per lavarsi, cenare a lume di candela, non per romanticismo ma per sopravvivenza m’hanno dato l’esempio delle difficoltà in cui vive questa gente..e delle ricchezze, quasi sempre sprecate, di cui noi disponiamo. Sarà per me una delle esperienze più forti che possa vivere, sarebbe impossibile con le parole descrivere tutto il viaggio..ho scritto un po’ di pensieri confusi, cosi come venivano, ogni secondo trascorso in quella terra mi ha dato qualcosa, io che credevo di poter dare il mio contributo per qualcuno, per aiutare le persone che vivono più di me le difficoltà della vita, me ne torno a casa sapendo che tutto questo mi ha aiutato nel crescere un po’ di più.

Grazie Africa, Michele.

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