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Amka partecipa al dibattito in Parlamento sulla cooperazione

Amka onlus, insieme ad altre associazioni (organizzazione delle ONG Italiane, CINI, Link2007), ha partecipato ad un dibattito di approfondimento relativamente alla riforma della Legge sulla Cooperazione, organizzato dai rappresentanti presso la Commissione Affari Esteri alla Camera del Movimento 5 stelle.
Pensiamo che questa iniziativa sia molto importante per instaurare un rapporto fra la società civile e i rappresentanti politici e che questi confronti servano per migliore l’attività legislativa del Parlamento.
 
Di seguito riportiamo un’intervista al presidente dell’associazione Amka Fabrizio Frinolli Puzzilli:
 
-D: Ci può illustrare le questioni che sono al centro dell’attuale dibattito sulla Cooperazione?
 
-R: Innanzitutto occorre ribadire che la necessità di interventi alla cooperazione deriva prevalentemente dallo squilibrio economico e sociale mondiale, squilibrio in gran parte creato da azioni e scelte dei Paesi occidentali.
La cooperazione (in massima parte) deve essere vista come un intervento di emergenza per riparare i danni fatti e come tale per aver successo dovrebbe essere un tipo d’intervento a termine in un periodo medio lungo.
 
Infatti da un lato occorrerebbero scelte di politica socio-economica eque e dignitose e dall’altro interventi di cooperazione che vedano al centro dell’azione le persone e che si basino sul rafforzamento della sostenibilità degli interventi.
 
-D: Quali sono secondo lei le questioni più importanti per migliorare tali interventi di cooperazione?
 
-R: L’attuale legge (49/87) riporta all’articolo 1 la finalità principale della legge, definizione secondo cui la cooperazione è uno “strumento della politica estera e persegue obiettivi di solidarietà tra i popoli e di piena realizzazione dei diritti fondamentali dell’uomo, ispirandosi ai principi sanciti dalle Nazioni Unite e dalle convenzioni CEE ACP”. Tale enunciazione necessita di una più puntuale specificazione, in quanto negli anni ha apportato tante situazioni nocive alla cooperazione stessa quali, ad esempio, la confusione fra i fondi destinati agli interventi per lo sviluppo e alle azioni militari di pace o i finanziamenti destinati agli investimenti commerciali e produttivi.
Occorre fare chiarezza su questo punto definendo con precisione le finalità della cooperazione, che deve essere indirizzata ad azioni per lo sviluppo promuovendo la costruzione.
 
Un altro punto prioritario è la quantificazione delle risorse finalizzate alla Cooperazione: infatti per individuare lo strumento più idoneo alla realizzazione degli interventi di cooperazione occorre partire dalle somme disponibili. A questo proposito si impone una scelta politica che torni a dare priorità alle attività di cooperazione, stanziando cifre in linea con quelle degli altri paesi.
Oltre alla quantità, è necessaria una presa di posizione precisa sull’uso di questi fondi. Occorre destinare i fondi disponibili al servizio esclusivo dello sviluppo, uscendo dall’ambiguità di usi diversi a sostegno delle operazioni militari di pace e sostegno di iniziative commerciali.
 
Infine occorre aumentare il livello di trasparenza e controllo su questi interventi. Ad esempio sul sito del Ministero Affari Esteri è presente solo una percentuale bassissima dei finanziamenti e ancora non è stata redatta la relazione al Parlamento per l’anno 2012.
 
-D: Una delle novità più importanti di cui si parla è la costituzione dell’Agenzia per la Cooperazione: che opinione ha su questo punto?
 
-R: Il primo aspetto importante è quello di ripartire con chiarezza le responsabilità fra politica, diplomazia e tecnici. Oggi la responsabilità è eccessivamente assegnata alla diplomazia e questo crea confusione e mancanza di continuità negli interventi.
 
L’Agenzia può essere uno strumento utile a questo fine ma non si deve aggiungere alle  strutture attuali bensì deve andare a sostituirle ed essere dotata della necessaria autonomia e terzietà soprattutto nei confronti della politica e della diplomazia.
 
Deve essere uno strumento snello, efficiente ed efficace con un ruolo di coordinamento fra tutte le componenti della cooperazione: pubblica, territoriale e civile. Occorrerà porre attenzione alla composizione numerica e quantitativa della sua struttura.
Per la quantità occorre cambiare rotta: infatti la situazione attuale è molto grave ed afflitta da inadeguatezza e costi eccessivi. Basta ricordare un solo dato: oggi nella struttura della Direzione generale per la cooperazione abbiamo un dirigente ogni 3 dipendenti.
Altro aspetto importante è specificare il ruolo dell’agenzia che deve essere un ruolo di coordinamento e non d’intervento diretto.
 
 

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